Il medico non sapeva una parola d'italiano, onde la Lotte doveva servirgli d'interprete. Fu un interrogatorio in tutte le regole sulle origini del male, sui sintomi, sulle sofferenze, ecc., ecc. All'interrogatorio succedette un esame. Il dottore fece uno sproloquio alla Lotte in tedesco, indi si ritirò con lei.

Per quel giorno la Lotte non si lasciò vedere alla finestra del gabinetto. Il dì appresso ella ritardò a sollevar la cortina.

E la Gegia aveva tanta impazienza di saper da lei che cosa aveva detto il dottore!

Finalmente, quando le due fanciulle si videro, la Lotte pareva imbarazzata.

— Dunque? — chiese la Gegia, — il medico?....

— Ah! Il medico disse che.... guarirai... con un po' di tempo.

E la Lotte finse che qualcheduno la chiamasse per poter allontanarsi subito dalla finestra.

Fatto si è che il medico aveva giudicato la malattia della fanciulla non esser guaribile. Se fosse stata ricca, se avesse avuto i mezzi da fare una cura lunga e regolare, ci sarebbe stato da tentar qualche cosa, ma nelle condizioni in cui ell'era bisognava rinunciarvi. La Lotte se ne dolse vivamente, ma ella non poteva pretender che la sua famiglia sostenesse per un'estranea le spese d'una cura come quella che il dottore reputava necessaria; così era forza ch'ella si rassegnasse. Del resto si finisce sempre col rassegnarsi ai mali degli altri.

Quanto alla Gegia, ella non poteva a meno di dare un triste significato alle parole mozze della sua protettrice. Si disperò e pianse. Ma ella era in una età nella quale le illusioni ripullulano facilmente; aveva sperato nella primavera e poi nell'estate, e adesso andava via via persuadendosi che la primavera era stata troppo rigida e che l'estate era troppo soffocante.... Forse in autunno, chi sa? o, in ogni caso, a un'altra primavera.

IV.