Ogni mattina, anche quando non veniva alcuno dei dottori, l'Adele medicava la gamba del bimbo, ed ella si disimpegnava dell'ufficio delicato con una sicurezza, con una calma, con una sollecitudine ammirabili. Si sarebbe detto ch'ella fosse vissuta dieci anni in un ospitale come assistente chirurgica. Era innegabile; mia moglie aveva le sue buone qualità, ed era per lo meno strano ch'io volessi separarmi da una donna simile, mentre tanti mariti... basta.... Ma d'altra parte, c'era quella benedetta incompatibilità di carattere. E poi la separazione era desiderata dall'Adele quanto da me!... Beninteso che non si poteva pensarci finchè durava la malattia di Giovannino. Quand'egli fosse guarito, sarebbe stata altra cosa.... Ma se non fosse guarito?... Era una idea ch'io respingevo da me, ma che tornava inesorabilmente ad angosciarmi.... Se non fosse guarito?... Certo allora la separazione sarebbe stata ancora più facile; che vincolo avrebbe tenuti stretti l'Adele e me?... Se non fosse guarito?... Oh! Era orribile!

Io che non mi sentivo in grado di star presente alla medicatura, domandavo sempre all'Adele: — Dunque? — Ma pur troppo nè da lei, nè dai medici mi riusciva ottenere una risposta favorevole.

La nuova visita del dottor Allinori ebbe un risultato sconfortantissimo.

— Pur troppo non c'è nessun miglioramento, — egli disse, rispondendo agli sguardi ansiosi dell'Adele e di me.

E tentennò il capo e discorse sottovoce co' suoi colleghi.

— Si può aspettare ancora un poco, — egli concluse prendendomi da parte. — Chi sa?... La natura fa miracoli.... Ma se il miracolo non viene, è inutile, bisogna ricorrere all'ultimo mezzo che suggerisce la scienza.

Gli altri assentirono.

— L'amputazione! — esclamai.

La tremenda parola m'abbruciava la lingua e io attorcigliavo rabbiosamente il fazzoletto intorno alle dita.

Mia moglie non tardò a raggiungerci. Ella aveva indovinato tutto. Mi pose la mano sulla spalla, e bisbigliò: