— Non glielo avevo detto, signora Adele, che lo avremmo salvato? Metta dunque il suo cuore in pace dopo tante burrasche; il suo Giovannino è salvo. Pur troppo egli crescerà senza una gamba, ma crescerà sano e diverrà un bel ragazzo ugualmente. — Quindi, indirizzandosi a me, soggiunse, da quell'uomo franco ch'egli era: — E lei, ringrazi sua moglie; senza la signora Adele, il fanciullo sarebbe morto da un pezzo.
Io n'ero tanto convinto che mi voltai verso l'Adele dispostissimo a gettarmele ai piedi. Dovetti invece correre a sostenerla. Le sue forze che avevano così mirabilmente resistito al dolore, sembravano non saper resistere alla gioia. Alle parole del medico, ella era divenuta prima rossa, poi bianca come la cera: s'era sforzata di sorridere, di dir qualche cosa, ma invano. Fu allora che, sentendosi mancare il terreno, ella cercò un appoggio, e sarebbe caduta s'io non fossi stato pronto a sorreggerla.
— Non sarà nulla, sarà la commozione, — disse il dottore, facendole, fiutare una boccetta d'ammoniaca.
Ella si risentì, si passò la mano sulla fronte e susurrò con un filo di voce. — È una cosa del momento.... Ma son così debole, così stanca.... Andrei a letto.... Non c'è Norina?
— La chiameremo, ma intanto son qua io.
E la condussi quasi di peso nella sua camera, ove non c'era che un letto, ove da quattro anni ella dormiva sola come una fanciulla, come una vedova, peggio ancora, come una ripudiata. La spogliai con l'aiuto della Norina, e coricata che fu, le rassettai io stesso le coltri intorno alla persona, e sedetti accanto al suo capezzale.
— Veglierò io, — dissi alla cameriera, — andatevene pure.
Vegliai tutta la notte, pensando a Giovannino ch'era guarito, ahimè, a qual prezzo! all'Adele che stava forse per ammalarsi, ma sopratutto pensando alle colpe enormi che avevo sulla coscienza, e all'impossibilità di espiarle.
Io aveva potuto disprezzar l'Adele, aveva potuto preferirle delle donne da trivio, avevo potuto proporle una separazione!
Ella aveva finito col prender sonno; il suo respiro, affannoso sul principio, s'era fatto a poco a poco calmo e regolare: l'espressione della sua fisonomia era tranquilla; eppure io ero tanto inquieto! Ogni dieci minuti m'alzavo dalla sedia e andavo e guardar l'orologio dell'Adele ch'era posato sul cassettone vicino al lume da notte, e il suo uniforme tic tac, non so perchè, mi riempiva di tristezza. Tic tac, tic tac. I secondi succedevano ai secondi, ma le pulsazioni nel mio cuore eran molto più rapide!