— Adesso, — ella soggiunse per consolarmi, — egli non sente quasi più dolore; s'è rassegnato alla perdita della sua gamba; dice: «Brutta gamba, han fatto bene a buttarti via.»

Io seguitavo a piangere.

— Proprio non mi perdoni? — ella riprese timidamente.

— Perdonarti? — io proruppi. — Perdonare io a te?... Sei tu che devi perdonarmi, Adele....

E avrei continuato. Ma ella m'impose silenzio.

— Non una parola di più, Roberto, non una parola, per carità.... almeno finchè Giovannino non sia fuori di pericolo.... Sei convinto che ho agito pel meglio e mi basta. Qualunque cosa tu soggiungessi, mi sarebbe oggi di cattivo augurio.

— E questo pericolo fino a quando durerà?

— Altri otto, altri dieci giorni, non si può dire con precisione. S'è avuta tanta pazienza, abbiamone ancora.

················

Gli otto, i dieci giorni passarono, non senza che di tratto in tratto Giovannino ci desse qualche ragione d'inquietudine e mettesse in pensiero i medici. Ma, in capo a due settimane, ogni traccia di febbre svanì, e il sedicesimo giorno, un mercoledì, oh me lo ricorderò sempre, il dottor Allinori, che era venuto a visitare il suo piccolo malato, strinse la mano a mia moglie in aria di trionfo, esclamando: