— Ero.... qui.
— Sei rimasto qui tutta la notte?
Non risposi nulla, ma il mio silenzio valeva quanto una risposta affermativa.
— Oh.... Roberto! — ella esclamò. — E mi fissò in viso i suoi belli occhi inteneriti.
Non ne potei più e mi gettai in ginocchioni appiedi del letto e, rompendo in singhiozzi, dissi tutto quello che mi stava sull'anima da tanto tempo. Le parole non me le rammento; so che non mi risparmiai nessun'accusa, che non tacqui nessuna bruttura della mia vita. E davo all'Adele i titoli più dolci: la chiamavo angelica, santa, divina, la dicevo salvatrice di nostro figlio, degna d'un uomo che avesse saputo comprenderla mentre io....
Ella faceva di tutto per calmarmi.
— No, Roberto, non è vero, ho avute le mie colpe anch'io; ero fredda, ero sprezzante, mi pareva di abbassarmi a confessarti il bene che ti volevo.... la disgrazia del nostro Giovannino ci avrà corretti tutti e due.... Ci ameremo di più e in questo amore intenso cercheremo tutti e due l'espiazione dei nostri peccati....
L'Adele parlava de' suoi peccati!
— Non mi respingi dunque? — io insistevo. — Non la esigi tu stessa la separazione...?
Ella non mi lasciò finire la frase. Chinandosi con mezza la persona dalla sponda del letto, mi cinse il collo con le sue morbide braccia; i suoi lunghi e folti capelli, sprigionatisi dalla cuffia che li teneva stretti, scesero a lambirmi le spalle, le sue lagrime si confusero con le mie, mentr'ella ripeteva con voce commossa: