— Non saprei spiegarlo, è una folla di pensieri che mi si accumulano in mente.... Ma, prima di tutto, penso ad una che non ho conosciuta....
— A tua madre, povera Clarina?
— Sì, babbo, e quando rifletto che sei rimasto così solo....
— Solo, bimba mia? Non ci fosti sempre tu?
— Oh è un'altra cosa, — mormorò la fanciulla, chinando gli occhi a terra, e mettendosi un dito sul labbro. — Chi sa ch'io non sia invece un inciampo?...
— Clarina, — proruppe con accento severo il signor Emilio, — t'ho io mai dato il diritto di parlarmi così? Vaneggi forse stasera?
— Babbo, babbo, non prendere in mala parte le mie parole, — disse supplichevole la vezzosa giovinetta, chiudendogli la bocca con un bel bacio. — Credimi, ho tanti peccati verso di te.... Voglio dire.... ma mi lasci proprio cominciar da principio?
— Su, parla, la singolare fanciulla che sei.
— Son quindic'anni e più, non è vero? da quella sera? La povera mamma così bella, e buona, e giovine, domandava di me. — La Clarina dorme, — le dissero. Ella sorrise con mestizia, susurrò a fior di labbra: — Or ora dormirò anch'io, — si volse dolcemente sul fianco, portò la mano sotto il capo, e si addormentò.... per sempre.... Nella stanza contigua, pargoletta di due anni e mezzo, dormivo io pure, ma d'un sonno diverso.... Ero io pure piegata da un lato, avevo io pure la mano sotto la testa, precisamente come lei.... Me lo disse tante volte l'Angelica.... Tu, poichè tentasti invano di rianimar co' tuoi baci quella tua cara, ti trascinasti fino alla mia cameretta, e là, abbandonata la persona sopra una sedia vicino al mio letticciuolo, posasti il capo stanco sulla mia coltrice, cercando nelle linee del mio viso le sembianze della povera estinta, e sentendo nel mio respiro un alito della sua vita. L'Angelica, occupata in più tristi cure, non venne mai nella stanza, tanto solitaria, tanto fievolmente rischiarata, quanto la stanza vicina era piena di moto e di luce sinistra. L'alba, penetrando attraverso le persiane, trovò me dormente e te vigile accanto, e quand'io mi svegliai, fu per te il mio primo sorriso che, subito dopo, per quel che mi assicurano, si mutò in pianto dirotto. Vedendo poscia altri bimbi in condizioni simili, mi parve capire che in quell'età la sventura non s'intende, ma s'indovina.... non si sa perchè si pianga, ma si sente bisogno di piangere.... Tutti codesti particolari io li ebbi in parte da te, in parte dall'Angelica; se non son veri, dimmelo....
— Sono verissimi, ma non so perchè tu mi faccia questo discorso.... Sono ricordi penosi....