Con queste parole, il signor Emilio diede un gran bacio a Clarina e fece atto d'alzarsi. Ma ella premendogli la mano sulla spalla gli impedì di muoversi dicendo.... — Chè? Chè? Siamo ancora al principio....
— Al principio, di che cosa?
— Oh bella! del mio racconto.
— Davvero? Parla allora.
— Ti ricorderai che la mia selvatichezza aveva qualche eccezione. Due anni fa io andavo ancora al collegio. Ero una delle alunne più grandi e quindi più saggie, di quelle che ricevono le confidenze delle maestre e tentano d'isolarsi dalle loro condiscepole. In quel tempo appunto si allontanò dalla scuola per prender marito quella bella e sentimentale signora Adelina che c'insegnava il francese e la musica. Io ero vissuta con lei in qualche dimestichezza, e anzi ci fu un tempo ch'ella esercitava su di me un fascino irresistibile. Non so che cosa nasca in voi altri uomini quando siete adolescenti; so che in noi giovinette accade spesso di provare un non so che di romantico, d'ineffabile per qualche persona del nostro sesso che riempie alcune delle condizioni del nostro ideale. Ci dispiace quasi di non essere uomini per poter dirle: — Se siete malinconica, io cercherò di farvi sorridere; se siete sola, io vi terrò compagnia; se avete bisogno d'affetti, io v'amerò; Ecco la parola.... l'ho detta.
— Sai, Clarina, che stasera per una ragazza....
— Parlo troppo, non è vero? Me ne accorgo anch'io, ma bisogna che tu mi lasci parlare.... Oh la signora Adelina! Con quella persona svelta, con quegli occhi neri, grandi, soavi, con quell'aspetto così gracile, con quel viso così pallido! Ah il pallore e la gracilità, non lo nego, avevano gran parte nella mia simpatia. Ci sarebbe voluto poi di tratto in tratto qualche leggero colpo di tosse, e non già una malattia di consunzione, (Dio guardi!).... ma una lontana minaccia. Da questo lato la signora Adelina era alquanto restìa a compiacermi, ella non aveva mai un dolore di capo, mai un po' di languore, ed era fornita di un grande appetito. Nondimeno, io l'ero sempre ai panni, e m'aspettavo ogni giorno che dovesse accaderle qualche strepitosa avventura. Perciò, in mezzo a tutta la mia ammirazione, non volevo condurla troppo spesso a casa, parendomi che nulla dovesse resistere alla sua virtù affascinatrice.... Fetonte non fece un maggior capitombolo di quello che io mi facessi un giorno che la signora Adelina mi chiamò da parte annunciandomi ch'ella voleva dirmi qualche cosa in segreto. Mi preparai a una rivelazione straordinaria, orgogliosa fuor di misura dell'onore di cui mi si credeva degna. Supponevo che vi sarebbero lagrime, svenimenti e singhiozzi, e, quanto a me, ero già commossa in anticipazione. La signora Adelina mi condusse nel salotto ove la direttrice soleva ricevere le famiglie delle alunne, e ivi con faccia più ilare ch'io non avrei voluto, mi disse:
— Dunque, la mia bimba, ci lasciamo.
— Oh! — fec'io con voce tremula.
— Sì, cara, io mi marito. Il mio sposo non è nè troppo giovine, nè troppo bello, ma è benestante, ha fondi propri, ha uno stato assicurato, e io non potevo aspettarmi meglio di così..... Che cos'hai, Clarina?