— Bada, Clarina, — interpose serio serio il signor Emilio, — che non voglio fanciullaggini. E tutta la tua cicalata di questa sera dev'esser come non avvenuta.... Già, io uscirò di casa.... — E si alzò in piedi, inquieto, turbato.
— Un momento, un momento, — susurrò la vispa ragazza, con accento deciso.
Era appunto la signora Fanny, vestita a bruno, e con una fascia di lana violetta intorno al capo e alla bocca.
— Come siete rossa in viso, signora Fanny! — esclamò Clarina, aiutandola a levarsi d'intorno lo scialle e la fascia. — Fa proprio freddo fuori?
— Si gela.
— Ebbene; si metta presso al camminetto. Su, Angelica, falle posto.
La zittellona si levò un po' brontolando, e tenendo fra le braccia il preziosissimo micio che dava segni non equivoci di disapprovazione.
Mentre la signora Fanny stava per sedersi, la Clarina disse con indifferenza e come se si trattasse d'una cosa da nulla:
— A proposito, signora Fanny, la sa la notizia?
— Quale?