La signora Pasqua, intimidita dall'accento e dal gesto della padrona di casa, rivolse alla signora Veronica uno sguardo supplichevole che significava:

— Venga in mio aiuto.

La pretoressa tentennò il capo come persona che comprende essersi toccato un cattivo tasto; pure messa alle strette diede alla signora Spiccioli la spiegazione voluta.

— La moglie di Gaetano Coradelli, il negoziante... quello ricchissimo.

— Negoziante di oggetti di guttaperca! — esclamò la signora Cherubina nel massimo scandalo. — È proprio vero?... E poi si lagnano se non si va alle loro feste?... Ma non c'è una commissione di scrutinio al Casino? Ma accettano dunque il primo venuto purchè paghi sessanta lire all'anno? L'ho sempre detto io che questo è un paese ove non è possibile la vita di società. Io sono democratica, ma questa non la posso mandar giù. Il signor Coradelli!.... Un uomo che vende fianchi artificiali e che cingendo la vita della sua ballerina può riconoscer la roba sua sotto il vestito!...

Espresse queste savie considerazioni, la signora Cherubina Spiccioli si avvolse silenziosamente nella sua maestà di regina offesa.

— Che continuazione di belle giornate! — osservò la signora Veronica per rianimare il dialogo.

La signora Cherubina non rispose, ma con un cenno del capo mostrò di partecipare all'opinione della sua interlocutrice. Quindi, tornando al suo tema favorito:

— Ecco — soggiunse — se si potesse mettere insieme una società della buona borghesia, una società a modo, come io la intendo.... una società insomma da farla tenere a queste signore contesse e marchese.... rendendo loro la pariglia....

— Col non invitarle — disse la pretoressa.