— Nemmeno una.
In quel punto il servo sollevò la portiera e annunziò la contessa Basili.
La nobil dama insignita di questo nome cospicuo si presentò sulla soglia e fece il più compito inchino che possa immaginarsi.
La signora Cherubina diventò rossa come un gambero cotto, si alzò tutta d'un pezzo, come se le fosse scattata sotto una molla, nella gran furia inciampò prima nel piumino, poi in un lembo del proprio vestito; nondimeno riuscì a mantenersi in equilibrio e corse verso la nuova arrivata. La signora Veronica e la signora Pasqua si levarono in piedi esse pure.
— Contessa — balbettò la signora Spiccioli stentando a trovar le parole, tanto era commossa. — Quale onore!... Ha voluto disturbarsi. Davvero che non osavo sperare.... La prego, s'accomodi.... qui, vicino a me.
E le additò la sedia davanti alla quale stava ritta la signora Pasqua che dovette cedere il posto e accomodarsi un po' più lontano. La contessa Basili si guardò intorno con l'occhialino, poi disse:
— Prima di tutto ero venuta per fare un dovere.
— Un dovere! che dice mai? — interruppe la signora Cherubina, conservando quella magnifica tinta scarlatta di cui ella si era suffusa al giungere della illustre pigionale del primo piano. — Un dovere?... È tutta bontà sua.
E strinse con effusione la mano alla contessa.
Intanto la signora Veronica e la signora Pasqua allungavano il collo come due colombe in amore per vedere di essere presentate alla gran dama. Ma la gran dama si limitava a guardarle di tratto in tratto con l'occhialino, e la signora Spiccioli non aveva nessuna voglia a far sapere alla contessa che ella era in qualche intimità con la moglie di un farmacista e di un pretore. La contessa era prossima ai quarant'anni, aveva la bocca un po' grande e il naso un po' lungo, usava senza troppo risparmio il nero sulle ciglia e il minio sulle gote, onde un giudice imparziale l'avrebbe detta piuttosto vecchia che giovine, piuttosto brutta che bella. Ma la signora Cherubina era in estasi; nelle orecchie intente, negli occhi umidi e imbambolati, nell'atteggiamento tutto della persona le si leggeva l'ammirazione sconfinata, profonda, simile a quella che un devoto o un artista potrebbe sentire davanti a una Madonna di Raffaello.