— Già... anche troppo commensale, — sospirò il signor Giovanni Battista, e avrebbe continuato se in quel momento non avesse sentito bussare all'uscio.
Entrò un servo portando un biglietto. Il signor Smerigli lo prese e disse subito: — È la scrittura del conte Mario. Ma è singolare... In lapis, e tutta di traverso... Pare che gli tremasse la mano... Ah! aspettate, soggiunse il signor Battista rivolgendosi al servo, c'è scritto anche: condannata 50 centesimi. Eccoli...
Il cameriere uscì.
Il signor Smerigli aperse con curiosità il biglietto. La signora Valentina s'era alzata ella pure dalla sedia e leggeva dietro le spalle del marito. Tutto il messaggio consisteva in due righe:
Sto male, fatevi subito accompagnare a casa mia dal latore.
Mario.
— Diavolo! diavolo! — disse il signor Smerigli. — A quest'ora! come si fa? Senza aver pranzato?...
— Non puoi ricusarti, — osservò la signora Valentina.
— È presto detto, ma io non so nemmeno l'indirizzo preciso di Mario.
— Non c'è il portatore della lettera che deve accompagnarti?