— Sì, sta a vedere se non se n'è già andato...
La signora Valentina scosse il campanello. — La persona che ha portato questa lettera? — ella chiese al servo che si presentò.
— È giù che attende.
— Vedi bene, — riprese la signora Valentina indirizzandosi al consorte.
Il signor Smerigli capì che non c'era rimedio, bevette in piedi una tazza di brodo e uscì brontolando.
Quand'egli fu introdotto nella cameruccia del suo amico, lo trovò disteso sopra un letto senza lenzuola, mezzo vestito, e aggravato per modo che non poteva ormai pronunziar più una parola. Lo assisteva pietosamente una donna attempata, quella stessa che si prendeva cura delle poche sue robe e della sua miserabile stanza.
— Questa mattina, — ella disse, — il conte si era alzato come il solito e m'aveva chiamato a fargli la camera. Poi si pentì e mi ordinò che lo lasciassi solo. A mezzogiorno, non vedendolo uscire, gli chiesi se si sentisse male e se volesse nulla. Mi rispose che stava bene, che non abbisognava di niente e che non lo seccassi... Finalmente un'ora fa, contro l'usanza, suonò il campanello. Lo trovai ansante e che stentava a parlare. Mi diede un biglietto per lei incaricandomi di farglielo aver subito. Io nello stesso tempo feci chiamare un medico che fu qui pochi minuti or sono, tentennò il capo, fece un salasso e disse che tornerà entro mezz'ora.... Santo Iddio!... Chi si sarebbe figurato una cosa simile?... Ancora un uomo fresco....
E la buona vecchia si rasciugò gli occhi col dorso della mano.
Il conte Mario, sebbene non potesse parlare, riconobbe lo Smerigli e gli fece cenno d'avvicinarsi. Indi con grande sforzo tolse di sotto il capezzale una specie di lettera suggellata e gliela consegnò.
— Devo aprire? — chiese il signor Smerigli.