Il moribondo fece un gesto con la mano, come a dire: aspettate.

Tornò il medico e dichiarò che non c'era più speranza. Infatti il pover'uomo morì di lì a poco.

Il mattino successivo, alla presenza di testimoni e nella camera stessa del defunto, il signor Smerigli aperse il piego che aveva ricevuto. In cima alla pagina era scritto in bel carattere rotondo la parola testamento.

Che razza di testamento poteva mai fare uno spiantato come il conte Rinalducci?

Il signor Smerigli lesse ad alta voce:

Lascio al mio amico Giovanni Battista Smerigli l'incarico di farmi seppellire. Desidero funerali decorosi ma senza pompa. Lo stesso amico Smerigli è pure incaricato di far mettere sulla mia tomba una lapide colla seguente semplicissima iscrizione:

Mario conte Rinalducci
d'anni..... mesi.....
Visse e morì indipendente.

— Accetta l'eredità? — chiese il giudice con una certa aria da canzonatura.

— Sì, sì, che vuol farci? — rispose il signor Smerigli, scrollando le spalle. — Ma, Dio l'abbia in gloria, un gran bel seccatore!

IL MAESTRO DI CALLIGRAFIA