— Che c'è? — proruppe il Bottaro in tuono meno rimesso del consueto.
— Signor professore, le consegno il mio elaborato, — rispose il ragazzo guardandolo in aria di mezza canzonatura.
— Oh!... Ha ragione.... hai ragione, caro.... Dunque hai finito? — Va, va, che andrà tutto benissimo.
Al primo studente ne successe un secondo, al secondo un terzo, al terzo un quarto e così via via fino all'ultimo.
— Ma bravi, ragazzi, come avete fatto presto quest'oggi!
Il signor Antonino non s'era accorto del tempo ch'era passato mentr'egli stava fantasticando, e non aveva avvertito affatto un'altra cosa, quella cioè che i giovinetti, non disturbati punto dalla sua sorveglianza, s'erano a loro agio consultati, copiati, corretti a vicenda, onde i varii còmpiti si somigliavano fra loro come tanti gemelli.
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Uscito l'ultimo studente, il professore Bottaro, col piego degli elaborati sotto il braccio, salì la scala che conduceva in Direzione e consegnò nelle mani del Preside il suo prezioso deposito.
— Grazie, professore, — disse questi con amabilità, — grazie. La pregherò poi d'intervenire alla conferenza per le classificazioni.... Ma che cos'ha che mi pare turbato?
— Scusi, cavaliere, — balbettò il calligrafo, — non so nemmen io che cos'abbia.... Ha già inoltrato la mia istanza?