— No, — rispose il Preside togliendo da un mucchio di carte il documento che gli era stato consegnato nella mattina dal professore. — No, è ancora qui.

— Potrebbe darmela un momento?

— Eccola.

— Se me la lasciasse fino a domani, — continuò timidamente il nostro Antonino. — Vorrei pensarci su.

— Davvero? — disse il Preside, componendo le labbra ad un sorriso un tantino ironico.

— E posto il caso ch'io sospendessi la domanda della pensione fino all'anno venturo, ne avrebbe dispiacere?

— Oh si figuri, — rispose coi denti alquanto stretti l'interrogato. — È dal suo punto di vista.... Mi pare che, poichè la legge le da il diritto al riposo.... Ah se fossi nel caso suo! — sospirò il Preside, guardando macchinalmente il calendario ch'era sul tavolino, come se potesse leggere colà gli anni che gli mancavano a terminare il suo servizio.

— Ah, per lei è un'altra cosa, — ripigliò il professore di calligrafia, che a poco a poco trovava il coraggio e quasi l'eloquenza. — Lei è una brava persona, e quando avesse il riposo, si consacrerebbe a' suoi studi, starebbe in mezzo a' suoi manoscritti, alle sue biblioteche....

Il Preside scrollò le spalle quasi a significare: — Povero grullo! come t'inganni!

— Ma io, — seguì a dire il nostro Antonino, senza badare ai gesti del suo interlocutore, — io che devo fare? Occuparmi in esercizi di calligrafia per mio conto?