— Cattivo! Cattivo! — egli rispondeva, prendendo tabacco. — Non è cattiveria.... È che noi altri uomini del 48 siamo fatti così. Quando si son vedute le bombe a due passi.... capite.... eh!... Non racconto frottole.... vi sono testimoni.
Anche il padre della Gegia, Filippo, faceva in quei giorni men rare apparizioni nella camera della figliuola. I maligni susurravano che non gli dispiacesse fare il galante alla Pina, l'amica della Gegia, la quale era piuttosto belloccia ed appetitosa.
— Quel Filippo, — soggiungevano le donnicciuole con un sorriso indulgente, — benchè non sia lontano dai cinquanta, sta sempre dietro alle gonnelle. È vero ch'è un uomo da poter piacere ancora meglio di tanti zerbinotti.
Una volta egli magnificava alle due ragazze la nuova livrea che avrebbe indossato il giorno dell'arrivo del Re.
— Oh come pagherei a vederlo in gran gala, — esclamò la Pina.
— Paghereste a vedermi, fia mia? — egli replicò chinandosi verso di lei tutto ingalluzzito. — Ebbene, volete venir quel giorno a palazzo? Dirò ai padroni che siete una mia parente e vi troverò un posticino sulla riva o a una finestra perchè possiate assistere allo spettacolo e veder davvicino anche me.
— No, no, questi sotterfugi non mi vanno a genio.
— Eh che scrupoli.... Via!
— No, no e no.
— Andiamo, bella ragazza, non pigliate il caldo. Fatemi piuttosto sapere per quel giorno dove sarete, a che finestra, a che traghetto, e io farò il possibile perchè la gondola passi da quella parte, e quando sarò presso vi farò un segno, che, capite, coi padroni in barca, non posso mica chiamarvi....