— Ebbene, spero che la sua mamma non avrà difficoltà ad accettarlo.
— La mia mamma? — esclamò Carletto.
— Sì — soggiunse la Gegia con accento commosso — da quando ho sentito che discorrono qualche volta di me con la sua mamma, m'è venuta l'idea di regalare a quella povera vecchia un lavoro mio.... Non ci vedremo mai; ella non si muove più di casa, io non mi muovo di questa camera, ma almeno.... io che sono la più giovine.... io che se fossi sana dovrei andarla a trovare.... pregherò questi fiori di far le mie veci.
Mentre diceva così, annodava rapidamente il mazzolino con un sottile filo di ferro, e con la manica del vestito si asciugava due grosse lagrime che le colavano giù per le gote.
— Oh Gegia, com'è buona! com'è gentile! — disse Carletto, volendo prenderle la mano.
Ella si schermì con uno di quegli atti istintivi della donna che nega per consentire, e con un movimento un po' brusco della persona lasciò scivolare la coperta che teneva sulle gambe.
— Oh perdoni — disse il giovine. E raccolse la coperta da terra e gliela stese addosso amorevolmente. Pur non potè a meno di avvertire, meglio che non avesse fatto sino allora, la sproporzione del corpicino di lei; onde le parole gli morirono sulle labbra e restò lì imbarazzato, confuso.
— Dunque li accetta questi fiori perla sua mamma? — ripetè la povera Gegia macchinalmente, tendendogli il mazzolino e senza osar nemmeno di guardarlo in viso.
— Oh se l'accetto! Sì, con tutta la gratitudine — egli rispose prendendoglielo dalla mano, che questa volta, egli strinse davvero nella sua.
— Vada via adesso — ella replicò tenendo il capo voltato verso la finestra e accennando con la mano che le restava libera. — Vada via, potrebbe venire la zia Marianna.