Quando venne la buona stagione e le due finestre tornarono ad essere aperte, la Gegia notò che Carletto era immensamente deperito. E invero egli aveva una tosse ostinata.
— L'inverno mi fa sempre male — egli disse alla sua vicina — e non istò ancora perfettamente.
— Non vuol curarsi.
— Ho preso tanti pasticci, più che altro per far piacere alla mamma.... Ma il meglio sarà ch'io resti in casa un paio di giorni.... Ne ho chiesto licenza all'avvocato.
La Gegia sentì una trafittura al cuore. Le parve che una voce le dicesse ch'ella non avrebbe più rivisto Carletto.
— E quali giorni ha scelto per istare a casa? — ella domandò.
— Comincierò domani ch'è domenica; spero così martedì o mercoledì al più tardi di rimettermi al lavoro.... A ogni modo, senta, se per mercoledì non vengo allo studio farò di tutto per passare un momento da lei.
Era, dopo la visita dell'anno addietro, la prima volta ch'egli si proponeva di venirla a trovare a casa.
— Oh signor Carletto, è troppo buono — ella disse — non vorrei che queste cattive scale l'affaticassero.
— Non si dia pensiero, le farò adagio.... Se sapesse quante volte la mamma mi ha detto ch'io ho mancato con lei.