— Con me! — sclamò la ragazza arrossendo. — O come mai?
— Sì; perchè non son venuto di persona a ringraziarla dei fiori.
— Lo sa che non deve far complimenti.... Verrà quando potrà.
Il mercoledì la Gegia passò una giornata agitatissima. Era forse tornato a brillare un raggio di speranza nel suo povero cuore? Pensava ella davvero a un ricambio della sua infelice passione? O piuttosto la sua inquietudine era dovuta soltanto al timore che la malattia di Carletto fosse più grave di quello ch'egli non credeva o non fingeva di credere, tantochè egli non fosse in grado d'uscir di casa nè quel giorno nè il giorno appresso, nè mai forse, mai più?
Se il pensiero che angustiava la sventurata ragazza era questo, ella non si apponeva certo a torto. Non solo Carletto non comparve nel mercoledì, ma il giovedì mattina la Gegia vide la serva dell'avvocato che consegnava a un uomo maturo il vaso d'erbarosa.
Ella ebbe appena la forza di chiedere: — O non viene oggi il signor Carletto?
La donna, sgarbata secondo il suo costume, scrollò le spalle senza rispondere, ma l'incognito prese egli la parola. — No sicuro, non viene oggi e non sa quando verrà.... Per questo ha mandato a prendere il vaso d'erbarosa.
— Ma che cos'ha?
— Febbre e tosse.... Un affar lungo.
— Ma non mica serio?