S'ode un suono di passi nell'andito. Il signor Odoardo si ferma in mezzo alla camera. L'uscio si apre di nuovo, e la Doretta, rossa in viso, col cappuccio di lana calato sulla fronte, col soprabitino abbottonato fino al collo, con le mani incrociate e nascoste entro le maniche, corre verso il babbo.
— Nevica, e la direttrice ci ha mandate indietro.
Ciò detto, la fanciulla si leva il cappuccio e il soprabito e va a riscaldarsi alla stufa.
— La stufa brucia, ma la camera è fredda — ella esclama.
Infatti, colpa la finestra rimasta aperta una buona mezz'ora, il termometro non segna che 5 gradi Réaumur.
— Babbo — ripiglia la Doretta — oggi voglio restar reco tutto il giorno.
— E se il babbo avesse da attender ai fatti suoi?
— No, no, smetti per oggi.
E la Doretta, senz'aspettar risposta, va a prendersi i suoi libri, la sua bambola e il suo lavoro. Indi sciorina i libri sullo scrittoio, adagia la bambola sul canapè e colloca il lavoro sopra uno sgabello.
— Ah! — ella esclama con aria d'importanza. — Che bella cosa che oggi non ci sia scuola!... Così avrò tempo di ripassar la lezione... Ih! guarda adesso come nevica.