Intanto il freddo si fa sentire più acuto, e il vento porta in giro qualche piccolo fiocco di neve. Non c'è caso, a meno di voler rimanere intirizziti, bisogna mettersi al riparo dall'aria.
— Nevica — dice la signora Evelina guardando in alto.
— Oh era da aspettarselo.
— Ebbene, vado a sbrigare le faccende di casa. A rivederci... Verrà a trovarmi più tardi?
— Sì mi procurerò questo piacere.
— A rivederci.
La signora Evelina chiude gli sportelli, saluta nuovamente dietro i vetri con un cenno del capo e con un sorriso, poi si dilegua.
Il signor Odoardo rientra anch'egli nello studio, e accorgendosi che fa molto freddo, caccia legne nella stufa, e inginocchiato davanti allo sportellino rianima il fuoco col soffietto. La fiamma divampa allegra, romorosa, e manda vivi bagliori sulla parete.
Di fuori continua a cader qualche fiocco di neve. Forse non farà più di così.
Il signor Odoardo con le mani nelle tasche dei calzoni, con la testa china al suolo, misura in lungo e in largo la stanza. Egli è turbato, profondamente turbato. Sente che è in un punto critico della vita, sente che in pochi giorni, in poche ore forse si deciderà di tutto il suo avvenire. È egli innamorato sul serio della signora Evelina? Da quanto tempo la conosce? Sarà buona come l'altra, saprà essere una seconda madre per la Doretta?