L'uscio della camera da studio del signor Odoardo è proprio dirimpetto alla finestra. Perciò una corrente d'aria fredda che gl'investe la persona l'avverte che l'uscio fu aperto. E mentr'egli si volta, sente una voce cara e simpatica che gli dice:

— Addio, babbo, vado a scuola

— Buon dì, Doretta — risponde il signor Odoardo chinandosi a baciare una vezzosa fanciulla tra gli otto e i nove anni, e nello stesso tempo dalla finestra dirimpetto la signora Evelina grida anche lei:

— Buon dì, Doretta.

La Doretta che aveva già fatto una smorfia a vedere il babbo in conversazione con la vicina, ne fa un'altra a sentirsi salutare. E biascica di mala voglia:

— Buon giorno.

Poi, mogia mogia, col suo panierino infilato al braccio, ella se ne va a raggiungere la donna di servizio la quale l'attende in andito. La Doretta si sente un gran pizzicore negli occhi, e basterebbe un nonnulla a farla piangere.

— Mi piace tanto quella bimba — dice la signora Evelina con la più dolce inflessione di voce che si possa immaginare — ma le sono antipatica.

— Oh non creda... La Doretta è ritrosa per sua natura.

Il signor Odoardo risponde così, ma nel fondo del suo cuore è persuaso anch'egli che sua figlia non ha nessuna tenerezza per la signora Evelina.