— Doretta, vieni qui, vieni a salutar la signora.
— La lasci stare, la lasci stare, i bimbi fanno così presto a buscarsi un reuma.... Ah, non c'è caso, bisogna chiudere.... Capisco che per oggi devo rinunziare alla sua visita....
— Ma.... Vede che strade!
— Eh, uomini, uomini.... Si dicono il sesso forte.... Basta... a rivederla.
— A rivederla....
Si richiudono gli sportelli da una parte e dall'altra, ma questa volta la signora Evelina non iscompare. Ella è lì seduta accanto alla finestra, e poichè adesso nevica meno, il suo profilo stupendo si disegna nitidissimo dietro i vetri. Dio! Dio! Com'è bella la signora Evelina!
Il signor Odoardo passeggia per la stanza di pessimo umore. Gli pare di far male a non andare dalla seducente vedovella e gli pare che farebbe peggio ad andarvi. Sul fronte della Doretta s'è calata nuovamente una nuvola, quella nuvola stessa che vi si era calata la mattina.
Non si parla più della favola di La Fontaine. Invece il signor Odoardo brontola infastidito:
— È sempre freddo in questa benedetta camera.
— Sfido io, — replica la Doretta con un po' di acredine nella voce, — apri la finestra ogni momento.