— Oh siate certa che non ci odono — rispose il signor Maurizio accostando però la sedia a quella della sua interlocutrice e abbassando alquanto la voce. Indi continuò:
— O vi par forse probabile ch'io abbia prestato una grande attenzione agli apoftegmi giuridici partoriti con tanto aplomb dal consigliere Marino, il quale, allorchè ha parlato, si volta a destra e a sinistra come per dire: Avete mai inteso nulla di simile?
La signora Anna fece uno sforzo per non ridere, e con un tuono malizioso soggiunse a mezza voce;
— Non c'è forse il commendatore Brullo?
— Oh! — proruppe il signor Maurizio — quello è un bell'originale. Non v'è cosa che non gli sia accaduta, non v'è paese in cui egli non sia stato, non v'è idea che prima di venire agli altri non fosse venuta a lui. In casi eccezionali egli fa delle concessioni. Stasera, per esempio, si discorreva della Groenlandia. Egli osservò: Io dovevo andarci. Maravigliato d'un tuono tanto rimesso: Eppure io tenevo per fermo, diss'io, che ci foste già stato. Credete forse ch'egli abbia capito ch'io mi burlavo di lui? Tutt'altro. Prese le mie parole per un complimento.
— In fin dei conti poi c'è Everardo — concluse la signora Mellari con accento serio e senza ironia di sorta.
— Ah sì, c'è Everardo — rispose con l'accento medesimo il signor Maurizio — e ad Everardo ci faccio di cappello, ma, ve lo ripeto, a quattr'occhi, e quando posso levargli la crosta dell'accademico. Via, non v'impazientite. Ricevendo in casa sua de' pedanti gli tocca divenir qualche volta pedante anche lui per ospitalità... Ma, insomma, voi mi fate parer maldicente...
— Oh poveretto, non siete mica tale — esclamò la signora Anna. — E, a proposito, non dovevate dir male di me?
— Ah, questo sì, e comincio subito.
La signora Anna avanzò alquanto la sedia, e appoggiando il gomito al tavolino fece puntello al mento con l'avambraccio, e si pose in atto di benevola aspettazione.