Fortunata lo guardò atterrita.—Lo amo! Lo amo! In nome del cielo, che faresti se non lo amassi più?

Gli occhi del giovane sfolgorarono.—Quel che farei?... Gli farei pagare a caro prezzo l’oltraggio, e poi direi a te: Dimentica perfino il suo nome: dimentica ch’egli ti ha reso madre... l’essere che darai alla luce non ha nulla da guadagnarci a conoscerlo.... ci penseremo noi, noi soli.... se sarà un maschio, avrò cura io della sua educazione, ne farò un uomo, un cittadino.

—Grazie, Gasparo, grazie—esclamò Fortunata.—Oh tu sei buono e io non perdonerò mai a me stessa di non averti ubbidito; ma se mi vuoi bene, se hai misericordia di me non devi far del male a lui.... a Leonardo.... non devi togliermi la speranza ch’egli mi ridoni un giorno il suo affetto, che, disingannato, stanco dei baci delle altre donne, egli torni da quella il cui cuore non muta... dalla madre della sua creatura....

—Ma non sai dunque—interruppe il fratello—che faranno di tutto per indurlo a prender moglie... una moglie che porti il suo bel gruzzolo di zecchini.... poichè si va buccinando che i nostri illustri parenti siano dissestati e che occorra una grossa dote per tappare i buchi?

—No—disse la ragazza sforzandosi di persuader sè medesima che i dubbi di Gasparo erano infondati.—No, non vi riusciranno.... Quello che Leonardo vuole è la sua libertà.... È la risposta ch’egli diede a mia madre, a Monsignore... Se si risolvesse a sposarsi....

—Credi che sposerebbe te?

—Lo credo.

—Senti—disse Gasparo dopo una pausa—vedrò gli zii Bollati, vedrò Leonardo... oh non temere, so esser calmo, so reprimere le mie antipatie.... e quello che potrò fare pel tuo bene te lo giuro, sorella mia, lo farò.

Quantunque a malincuore, la contessa Zanze s’era rassegnata ad abbandonar nelle mani di suo figlio il grave affare domestico, pel quale da un paio di mesi ella metteva in combustione il mondo. Quel benedetto Gasparo aveva un certo carattere, certe idee tutte sue.... Insomma ella lo aveva chiamato e non poteva disgustarlo. Ma il conte Luca brontolava:—Fanno come s’io non esistessi.... Vanno, vengono senza degnarsi d’avvisarmi.... Quest’è bella.... Sono o non sono il marito di mia moglie e il padre dei miei figli?... Mi spiego?... Non era naturale che conducessi io la faccenda?... Ma, nossignori... Prima madama ha voluto far da sè.... E adesso tocca a Gasparo, che con quel suo temperamento sulfureo finirà di rovinarci.... Cose che andrebbero trattate con calma, con prudenza, con spirito conciliativo.... E intanto chi soffre di più siamo noi due, Fortunata e io.... io che non ho un momento di bene....

Il conte Luca non osava dirlo, ma pensava alla sua scacchiera.