E poichè lo assicurarono che quest’utile provvedimento era già stato preso, egli soggiunse:—Quand’è così, lasciatemi in pace.
E seguitò a mangiare e a bevere fino alla mattina. Allora, tornando a casa mezzo brillo, egli ricevette la lieta notizia che sua moglie, dopo sofferenze non lunghe ma acute, aveva dato alla luce una bimba.
—Neanche buona di darmi un maschio—egli brontolò con mala grazia.
Alla piccina furono imposti i nomi di Chiaretta, Luigia, Adriana, Teresa, Veronica, Margherita. Questo lusso di nomi era tradizionale nelle femmine di casa Bollati, e non si volle che in ciò la nuova contessina fosse da meno delle sue antenate. Delicato riguardo del quale non sembra però che la neonata fosse molto riconoscente, perchè subito dopo il battesimo ella principiò a strillare come un’ossessa e strillò per tre giorni e tre notti consecutive. Trascorso questo termine, ella perdette la voce e il fiato e si credette che sarebbe morta prestissimo. Ma la madre con le sue carezze, co’ suoi baci, con le dolci parole susurratele nell’orecchio la persuase a vivere. Povere mamme egoiste! Vi par proprio che la vita si apra così bella ai vostri figliuoli?
La piccola Margherita (era questo tra i sei nomi della fanciulla quello con cui la si chiamava) prese un po’ di carne e di colore appena fu condotta in campagna. E Fortunata si sentiva così felice, così felice! Quand’ella poteva star vicino alla bimba e chinarsi sulla sua cuna, e covarla cogli occhi, e mirarne i moti inconscienti, e interpretarne il linguaggio, ella non aveva tempo d’accorgersi di quant’altro succedeva intorno a lei. Tutt’al più, qualche volta, le spuntava una lagrima sul ciglio al pensar che Leonardo non si curava di quest’angioletta e non le aveva dato ancora neppure un bacio. Del resto, il brontolio della suocera, le visite frequenti di sior Bortolo che lasciava sempre dietro di sè uno strascico di nuvoloni, la turbavano mediocremente. Certo la villeggiatura non era più quella d’un tempo; non c’erano banchetti, non c’erano ospiti, ma che ne importava a lei che aveva la sua Margherita?
Sua madre, la contessa Zanze, non riuscì a svegliarla che a mezzo dal suo beato sopore. La contessa Zanze, com’era suo dovere, venne a far visita ai parenti, e, quando fu sola con Fortunata, le riferì tutte le chiacchiere della piazza sul conto dei Bollati, e le disse che s’era giunti al punto di dover affittare il piano nobile del palazzo a un lord inglese. Non avevan detto nulla a lei?.... No? Ah quest’era il conto in cui si teneva la sua figliuola? Oh se si sarebbe fatta sentire! Ma intanto si ricordassero tutti, anche Fortunata, che i nodi venivano al pettine, e che per scampare dalla miseria bisognava almeno mettere in salvo qualche cosa, prima che i creditori se ne impadronissero.... perle, diamanti, trine, oggetti insomma di poco volume e di molto pregio. Aveva capito? Sì o no? Gran fatalità la sua di aver sempre da fare con gente di poco cervello!
Fortunata non potè a meno di ripetere a suo marito i discorsi che le aveva fatti sua madre, di chiedergli se ci fosse nulla di vero in tutto ciò.
—Che ne so io?—egli rispose stringendosi nelle spalle.—Fanno, disfanno, comprano, vendono, senza chiedere il mio parere.... Tutti imbroglioni, tutti furfanti.... I nostri nonni, che Iddio li abbia in gloria, hanno cominciato loro a sciupare il patrimonio e noi facciamo il resto.... Io non voglio fastidi.... Finchè ce n’è, pretendo d’aver la mia parte; quando non ce ne sarà più....
—Oh, Leonardo,—proruppe Fortunata,—non puoi parlare così.... Non sei solo adesso.... Ci siamo.... c’è questa creaturina qui.... Per me, vedi, mi rassegnerei a dormir sulla paglia, a viver di pane e acqua.... ti giuro anzi che accetterei il sacrifizio con entusiasmo.... perchè nessuno direbbe allora che t’ho amato per speculazione.... ma, lei, la nostra Margherita, non ha da esser nata per patire.... non è vero, Leonardo, che non lo permetterai?.... Guardala com’è bella, com’è bianca e rosea.... Via, Leonardo—ella soggiunse, e i singhiozzi le rompevano la voce—se anche ti son diventata incresciosa io.... se non puoi proprio amarmi più, un po’ di bene lo devi volere alla tua figliuola.
E così dicendo cercava di tirarlo vicino alla cuna. Ma egli, stizzito, protestò che non poteva soffrire nè le donne che piagnucolano, nè i bambini che allattano, e infilò l’uscio della stanza. Allora Fortunata si gettò con la faccia in giù sui guanciali del letto e diede libero corso alle sue lagrime.