—No… resta lì accanto alla stufa.
L'ingegnere accese un sigaro, Diana si avvicinò alla signora Valeria e le sussurrò piano, dopo aver guardato l'orologio:—Alberto… il professore Varedo sarà qui verso le undici a prender il the con noi… Lo scuserai se non viene prima, ma deve liberarsi dagli amici che gli si sono attaccati ai panni per festeggiarlo… Se tu avessi visto!… E quante signore se lo disputavano!… Ma egli preferisce la nostra casa.
E gli occhi della giovinetta sfavillavano nella gioia del trionfo.
La madre le diede un buffetto sotto il mento.
—Sta bene. Lo scuseremo… e lo aspetteremo. C'è dell'altro?
Diana abbassò ancora la voce.—Mammina cara, non te ne hai a male se, prima d'interrogarti, ho dato un ordine alla servitù?
—Che ordine?
—Quello di non ricevere stasera nessuno, a eccezione del professore Varedo.
—Oh Diana, Diana!… E perchè?
—Ho ragione di credere—seguitò la ragazza—ch'egli abbia da parlarti in segreto.