Una signora vestita a bruno, ch'era in compagnia d'un fanciullo fra i sei e sett'anni e ritta dinanzi al banco chiacchierava confidenzialmente con l'orefice, esclamò:—Diamine! È così tardi?… Vado, vado… Su, Pinotto…

—Eh, non c'è fretta, signora Merlini—disse Bardelli.—Prima di tutto a chiudere ci vogliono dieci minuti… Poi si può uscire per la porticina di dietro: e in fine si può anche restare, perchè io resto.

Pronunziate queste parole, Girolamo Bardelli diventò rosso come un papavero, perch'egli era timidissimo col bel sesso, e una proposizione siffatta gli pareva il colmo dell'audacia, quantunque dovesse capire che la presenza di Pinotto era una salvaguardia contro tutti i pericoli.

La signora Merlini sorrise maliziosamente.—Eh, signor Bardelli, che direbbe il mondo?… No, no, me ne vado… E siamo intesi… Occorrendo, posso fare assegnamento su lei per la stima di quei pochi oggetti…

—Ma per qualunque cosa, si figuri…

—Già se non potessi proprio fare a meno di venderli, verrei qui… Lei non è uno speculatore, è un amico….

—Questo sì, ma speriamo che non abbia bisogno…

—Eh, una povera vedova con un figliuolo da educare, non si sa mai… Una gran brutta condizione, caro signor Bardelli, quella d'una vedova che sia ancora abbastanza giovine e che voglia restar ligia al proprio dovere… Se non è un mostro—e la signora Merlini ebbe un gesto che significava: «Io non sono tale;»—se non è un mostro, degli appoggi ne trova in quantità; ma a qual prezzo?

Questa volta l'orefice arrossì per conto della signora Merlini e balbettò:—Pur troppo gli uomini sono raramente disinteressati.

Ella lo interruppe.—Ce ne sono però; siamo giusti. Ce ne sono e ne conosco anch'io… molto da vicino….