—Non turbarti, mamma, se la mia lettera è triste. È una giornata fatta apposta per metter uggia addosso. Nevica incessantemente da stamattina, e chi sa per quanto nevicherà ancora… e siamo in principio dell'inverno… Voi altri forse avrete la pioggia, lo scirocco, l'alta marea… forse avrete il sole… Il nostro inverno veneziano è molto più mite e comincia molto più tardi. Ad ogni modo, se fossi accanto a te, nel tuo salottino, povera e cara mamma, come il tempo mi volerebbe! Te ne ricordi, mamma, di quegli anni in cui t'ero sempre attaccata alle gonnelle? Ti ricordi la rabbia di Miss Jeanne perchè volevo star con lei il meno possibile, ti ricordi le tue rampogne amorevoli per indurmi a esser più espansiva con l'istitutrice? Son passati quegli anni… tutto passa…. E anche se fossi rimasta con te sarei ora una vecchia zitella, malcontenta, brontolona, inacidita come la Olga Duranti… Eppure, non so, mi sembra che se fossi rimasta con te sarebbe stato meglio; mi pare che ci si farebbe buona compagnia e ch'io sarei ormai rassegnata a non maritarmi, ad avvizzire tranquillamente sul ramo come un frutto non côlto… Si sta tanto bene sul ramo!… È vero che non avrei Bebè!
«Così, per conciliar tutto, mi basterebbe che fossero ancora i bei giorni di Belgirate quando noi due, quasi sempre sole con Bebè, ci godevamo in pace il magnifico lago… Non son corsi che quattro mesi e mi pare un secolo, un secolo che non ti vedo mamma; come mi pare un'eternità, a pensarci, il tempo che dovrò stare senza vederti.
«Ecco, mamma, lo sento, ti dò un dolore tenendo questo linguaggio. Sei tanto buona che tu preferiresti, non già ch'io ti dimenticassi (son cose da dirsi queste?) ma che ti desiderassi meno, che le mie lettere non fossero che variazioni sopra un identico tema. Sono felice, sono felice!… Io avrei ben l'obbligo di esser tale perchè il mio matrimonio l'ho fatto io con quell'ostinazione ch'è una delle mie prerogative!
«Comunque sia, dinanzi alle disgrazie vere che ci sono nel mondo, ho torto a lagnarmi, e probabilmente lo spleen di oggi deriva dal cielo grigio e dall'indisposizione di Bebè… Non te lo avevo detto ancora che Bebè è indisposta, o, piuttosto, è stata indisposta? Ha avuto due febbricciattole reumatiche di nessuna importanza, ma che mi avevano messo in un orgasmo! Ora è senza febbre, ma la tengo a letto per precauzione. Mentre scrivo, ella dorme tranquilla, e io, alzando gli occhi dalla carta, vedo il suo visino affilato dalla breve malattia, vedo le sue manine rosee che spiccano sulla coperta bianca… Caro, caro angiolo! Se non avessi lei!… Com'è buona, com'è docile e ubbidiente, come ha preso la medicina che le fu ordinata dal dottore, una piccola dose di citrato e magnesia! Hai ragione tu, è una bimba che non somiglia a nessun'altra.
«Alberto, per miracolo, è a Roma, e non sarà qui che verso Natale quando la Camera andrà in vacanza. Ci scriviamo un giorno sì e un giorno no; ma che lettere fredde! Io gli parlo di Bebè, egli appena mi risponde e mi parla invece di politica; mi dà notizie del Ministero, il suo incubo!… Non casca mai questo benedetto Ministero… o non sanno farlo cascare. Due occasioni, secondo Alberto, due occasioni di rovesciarlo si son perdute per irresolutezza, per accidia dei capi dell'opposizione. Così Alberto se la prende anche coi suoi amici che si mostrano impari alle circostanze.
«Io, qualche volta, tanto per farla finita, vorrei che succedesse questa famosissima crisi e che vedessimo i successori alla prova. Per farla finita, proprio per questo soltanto, non per fede ch'io abbia negli uomini nuovi. Non l'ho più la fede. L'aveva nei primi mesi del mio matrimonio, quando credevo che Alberto non vagheggiasse la deputazione che per amore di patria, per sete di giustizia e di verità. Oggi son convinta che quello a cui si mira è di sopraffarsi a vicenda, e che le frasi ridondanti e sonore non servono che a mascherare le ambizioni piccine. E come sono obliosi questi signori! Varedo per esempio non rammenta più che i medesimi individui sono stati a vicenda esaltati e vituperati da lui, a seconda che hanno o lusingata o ferita la sua vanità. Ma guai a rilevare queste perpetue contraddizioni! A provarmici un giorno mi sono attirata addosso una risciacquata di capo! Con l'acredine di chi sa d'aver torto e non vuol riconoscerlo, Alberto mi disse che le donne non capiscono nulla, che, mancando esse di logica, tacciano d'incoerenza le più naturali evoluzioni dello spirito, e, mancando di profondità, non sanno intendere i motivi che possono determinare delle mutazioni di giudizi su persone e su cose… Niente meno!
«Dunque acqua in bocca. Perchè in quanto a far la parte compiacente dell'eco, ah questo no… Saremo creature inferiori, noi povere donne (così affermano i nostri padroni) saremo frivole, leggere; ma la nostra personalità l'abbiamo noi pure, abbiamo un criterio, una coscienza nostra che non possiamo, che non dobbiamo lasciar soffocare. Non ch'io non intenda quello che c'è di alto e fecondo nella fusione di due cuori, di due anime, di due intelligenze… Era questo anzi il mio sogno. Fondersi come si fondono il rame e lo stagno per formare un metallo più nobile e più resistente, il bronzo: ecco l'ideale. Ove si tratti invece di non esser che la lega bassa e spregiata che serve a mantener la coesione delle particelle d'oro e d'argento e si perde in esse, io mi ribello con tutte le mie forze.
«Già, lo riconosco lealmente, una vera e propria comunione spirituale è tanto difficile. Talvolta nelle prime ebbrezze dell'amore noi crediamo che il miracolo si sia operato. Quale ingenuità! Gli è che l'amore agisce sopra di noi come un anestetico; addormenta le nostre suscettività nei nostri rapporti con l'essere amato; quando ci si sveglia, e ci si sveglia di certo, allora si notano i solchi e le lividure che il passaggio d'un estraneo ha lasciato in noi. Per toccare un'anima senza ferirla occorre maggiore abilità che non occorra al chirurgo per penetrare in un corpo col bisturi senza lederne gli organi vitali. Ci riusciranno forse i semplici di cuore; non mai gli uomini illustri, siano uomini di studio o d'azione. Che mai vedono costoro fuori di sè, fuori della meta che si son prefissi?
«Tu cascherai dalle nuvole! Non riconoscerai più la tua figliuola educata al rispetto, alla disciplina, alla religione del dovere! Eh, mamma, noi siamo un oggetto di costante maraviglia a noi stesse. La vita mi sembra uno di quei calendari ove non si può leggere la pagina di sotto se non si strappa la pagina che sta sopra; con questa gran differenza che nei calendari si sa sempre che giorno succede al giorno in cui siamo; nella vita non si sa mai che cosa ci serba il domani e che cosa noi saremo domani.
«Oimè, una scampanellata!… Chi può essere, con questo tempo?