—Pazienza allora… Scioglieremo l'enigma più tardi—soggiunse Varedo. E cominciò ad aprire la sua corrispondenza. La quale pare non fosse quel giorno di grande importanza perch'egli aveva già rimesso nella busta le sei o sette lettere ricevute prima che Diana avesse finita quella dell'antico assistente di suo marito.

—Per bacco!—esclamò il professore.—Bardelli ti scrive un volume?

—Non un volume, ma quattro pagine fitte.

—Per far gli auguri a Bebè e annunziare l'invio d'una scatola di dolci?

—L'annunzio dei dolci e gli auguri non occupano che una mezza facciata. Il resto è per te.

—Per me?… che novità ci sono? È un gran buon diavolo quel Bardelli, ma è anche un gran seccatore.

Diana passò il foglio a suo marito, e ripigliò:—Sembra che il concorso di Bologna gli prepari una nuova delusione. Povero Bardelli! Ha la fortuna contraria, ed è sempre vittima di qualche intrigante, senza che i suoi amici si affannino troppo ad aiutarlo.—

Varedo fece una spallucciata.—O che pretende?

E di mano in mano che andava innanzi nella lettura, la sua impazienza cresceva, e i suoi commenti diventavano più acri.—Bardelli è un imbecille. Si lagna perch'io non son voluto entrare nella Commissione di concorso, come se entrandoci avessi il mandato imperativo di votare in suo favore.

—Non questo—interpose Diana.—Conoscendolo a fondo, avresti potuto illuminare i tuoi colleghi.