La bimba ricalcitrante e divincolantesi slanciò dalla soglia lo strale del Parto.—Papà citto.
Da qualche tempo s'era detto a Bebè ch'era ora di finirla con quest'antifona del papà citto, ma ella con la precoce malizia infantile infrangeva spesso il divieto, e a costo di provocar la collera della mamma, pronunciava con più gusto la frase incriminata.
—Bebè!—intimò Diana in tono di rimprovero.
Ma la Lisa, da donna prudente, aveva già chiuso l'uscio dietro di sè e allontanata la piccola ribelle.
Senza mostrar di curarsi delle bizze della figliuola, Varedo diede a sua moglie un giornale e un paio di lettere, di cui sbirciò la soprascritta.—Una è della tua mamma—egli disse.—E una di Bardelli.
—Saranno auguri per Bebè.
—Ed è certo di Bardelli anche questo scatolone di dolci che vien da Torino.
—È di lui sicuramente… Mi pareva impossibile ch'egli dimenticasse l'anniversario della bimba.
—L'altro pacco poi—riprese il professore,—arriva da Venezia.—Di chi sarà mai?… Forse te lo spiegherà la tua mamma.
—No—rispose Diana che aveva già scorso rapidamente l'epistola della signora Valeria e si accingeva a legger quella di Bardelli.—No, la mamma non accenna all'invio di nessun pacco.