—Sfido io. Non entro mai in ciò che non mi tocca.
—I fautori di Quinzani non avranno di questi scrupoli.
—Avrebbero torto a non averne. Ma Quinzani ha più tatto; non sarà indiscreto co' suoi amici.
—È vero—notò Diana con amarezza.—Egli usa d'altre armi per vincere.
—Oh!—replicò, infastidito, Varedo.—Voi donne parlate per simpatie e antipatie. Bardelli t'è simpatico, e ha sempre ragione. Quinzani t'è antipatico, e ha sempre torto. Io sono più equanime. Vedo che hanno entrambi i loro pregi e i loro difetti, e son ben contento di non aver da pronunciarmi fra i due.
—Sì, sì,—soggiunse Diana—ma è triste assai che i furbi abbiano costantemente il sopravvento sui galantuomini, e non è men triste che non si possa mai far nulla per un uomo il quale si getterebbe nel fuoco per noi.
Alberto Varedo allargò le braccia.—Bardelli è l'artefice delle sue disgrazie. Gli manca il senso pratico della vita, e io non sono in grado di darglielo… Ma con queste chiacchiere il tempo passa, e io per le dieci sono aspettato.
Diana capì ch'era inutile trattenerlo, ch'era inutile prolungare il colloquio. Ell'era forzata a riconoscere che in molte cose Alberto aveva ragione, che Bardelli si rovinava da sè e che gli uffici ch'egli sollecitava in suo favore non erano facili a compiersi; tuttavia ella sentiva come la vantata equanimità di suo marito non fosse che una maschera accomodata sul proprio egoismo. Egli sapeva ben transigere con la sua rigidezza quando si trattava degli affari suoi, sapeva ben trovar gli argomenti che servono ad allargar le maglie elastiche del dovere. Quelli ch'egli ignorava, quelli che avrebbe sempre ignorati erano gli slanci generosi che ci fanno intuire anche nei nostri rapporti coi terzi una giustizia superiore alla giustizia convenzionale del mondo, e c'inspirano i sacrifici, e c'incoraggiano a sfidare, in nome d'un nobile scopo, le censure dei formalisti.
—Non vuoi vedere che cosa ci sia nel pacco misterioso?—ella chiese ad Alberto, riprendendo dalle mani di lui la lettera di Bardelli.
—Vediamo pure, ma subito—diss'egli. E franse i suggelli e tagliò col temperino i lacci che chiudevano il pacco.