Indi apparve, in mezzo al cotone, una bambola coi capelli biondi, col viso bianco e roseo, con gli occhi ceruli moventisi in atto sentimentale.
—E ha un meccanismo nella pancia—notò Varedo.—Aspetta.
Premette una molla, e la bambola rispose:—Mamma! Papà!
—Oh, come sarà contenta la bimba!—esclamò Diana. E cercava sempre un indizio del donatore, quando, sotto il nastro di seta rosa che cingeva la vita della pupattola, scoprì un cartoncino su cui era scritto in una calligrafia a lei notissima: Auguri a Bebè dallo zio Gustavo.
Le pupille di Diana si velarono di lacrime.—Povero zio!—ella sospirò.—Si ricorda della sua nipotina.
Il professore senza far motto riadagiò la bambola sul suo letto di cotone. Poi domandò ironicamente:—La sposa non la sposa la sua vedova?
Egli alludeva all'Adelaide Nocera il cui marito era morto da un mese.
Diana si oscurò in viso.—Credo che la sposerà dopo passato l'anno di lutto. E sposandola farà il suo dovere, come dite voi altri.
—O piuttosto espierà i suoi peccati—borbottò Alberto Varedo.—Addio, addio. Arrivederci.
—Per le sett'e mezzo, mi raccomando.