—Oh, se vedessimo i Sovrani!
—Niente di più probabile—disse il cocchiere voltandosi da cassetto.—Spesso la Regina va a passeggio in quest'ora.
L'Irene sgranò gli occhi, e Bebè che s'era svegliata volle seder tra la signora Daria e la mamma.
—Fermiamoci un minuto lì—disse Diana additando la balaustrata di marmo di dove si vede così bene San Pietro.
Ma non occorse fermarsi troppo; chè proprio in quel punto si notò un certo movimento nel vestibolo del Palazzo, una vittoria con le livree rosse sboccò dal portone, la sentinella presentò l'arma, i cappelli si agitarono, la bionda regina chinò, risalutando, il capo gentile, slanciò uno sguardo fuggitivo alla cupola della basilica vaticana e scambiò una parola con l'unica dama che l'accompagnava. La carrozza infilò la Via del Quirinale e disparve; solo per qualche secondo si intese ancora lo scalpitìo dei cavalli rattenuti nella ripida discesa.
Bebè, ritta sul sedile, gridò:— La egina!
—O che la conosce?—esclamò, maravigliata, la signora Daria.
—Conosce le livree rosse. Ogni volta che le vede dice:— La regina.
—Che bella combinazione è stata!—soggiunse la sofferente.—Peccato che non fosse che un lampo.
—Già sarebbe stata sempre la medesima cosa—rispose Diana, sorridendo. E ordinò al cocchiere:—Andiamo al Pincio adesso.