—Per il Corso?

—No, è meglio andarci per Via Sistina. Si fa più presto.

—Lei è pratica delle strade di Roma assai più di me—osservò la signora Daria.

La bella giornata primaverile aveva attirato al Pincio sull'ora del tramonto una quantità di pedoni e d'equipaggi signorili e di vetture da nolo; era un brusìo allegro di voci, era una festa di luce, una fantasmagoria di colori, in quello sfoggio di vesti chiare, in quel chiudersi e aprirsi degli ombrellini di seta spiccanti sul doppio fondo del cielo azzurro e della verde spalliera degli aloe e dei cactus; era un fremito di vita nel ronzìo degli insetti e nelle fragranze dell'aria.

La egina! —gridò nuovamente Bebè, battendo palma a palma.

—Dove? Dove?—E la signora Daria tese il collo come fanno i colombi quando vanno in cerca d'esca.

Ma non era la regina. Era, a cassetto d'uno stage a quattro cavalli, una giovinetta bellissima, avvolta in un gran mantello scarlatto, una forestiera, forse un inglese.

—Oh scioccherella!—disse Diana.—Ti basta veder del rosso per credere che sia la regina.

Bebè però ripeteva ostinatamente:— La egina! La egina!

Diana la prese sulle ginocchia e le disse:—Guarda laggiù com'è bello!