Diana che la credeva addolorata per l'insuccesso del suo Eugenio a Bologna non tardò ad avvedersi che questo era il minore de' suoi crucci.
—Ha ottenuto l'eleggibilità—disse la signora Marianna—e riuscirà un'altra volta… Non gli mancano i Santi protettori a lui—ella soggiunse mostrando la sua fede robusta che resisteva alle successive delusioni.—Sono gli altri due figliuoli che mi danno pensiero…
Ed ella raccontò come fra Girolamo e Paolo non ci fosse buon sangue da un pezzo, e come ora, pur troppo, fossero in lotta aperta. Paolo, già la signora Varedo lo sapeva, s'era sposato con quella modella, e questo aveva fatto montar sulle furie il fratello primogenito che non aveva nemmeno voluto conoscere la cognata… Oh Dio, non era stato un bel matrimonio, quello di Paolo… ma quando ci son delle conseguenze, che via di uscita c'è?… Il dovere è il dovere, e Girolamo aveva torto a non persuadersene… Il peggio era che la fortuna seguitava ad accanirsi contro il povero Paolo, un artista di tanto valore!… Il pubblico non lo capiva, le commissioni non venivano… e intanto… bisognava ben vivere con la moglie e un bambino… bisognava pagar la pigione dello studio, e la creta e il marmo per lavorare… Girolamo, così generoso con la sua mamma e con Eugenio, quando si trattava di Paolo, diventava un basilisco, protestava di non voler più spendere un soldo.
—E ha torto, ha torto marcio—continuava la signora Marianna che prendeva l'imbeccata dal suo beniamino—perchè, come dice Paolo, quello che c'è in bottega non è mica tutto di Girolamo, e la divisione dell'eredità paterna non è mai stata fatta… Se Girolamo non vuol più aver rapporti con suo fratello Paolo gli renda i conti e gli dia la sua parte…. Oh sì, Girolamo, a toccargli questo tasto, va in furia… Sicuro, li renderà i conti, mostrerà che Paolo ha avuto due o tre volte tanto quello che gli compete… ma, per maggior garanzia, esige che ci sia di mezzo il tribunale… Pensi, signora Varedo, andar per le mani dei tribunali, esser su tutte le bocche… una famiglia come la nostra!… Paolo, poveretto, m'aveva incaricato d'una proposta conciliativa… Non si discorra del resto, ma almeno si venda d'amore e d'accordo quel famoso calice che rappresenta una bella sommetta e che non c'è sugo di tener sempre chiuso in una cassa forte… C'è un Inglese che lo pagherebbe perfino seicento sterline… Via, è giusto dar un calcio alla fortuna? Le cinquemila lire e più che toccherebbero a Paolo sarebbero una manna del cielo per lui; gli permetterebbero d'aspettar le ordinazioni senza domandar la carità a nessuno… Ebbene, come crederebb'Ella che Girolamo abbia accolto una proposta così ragionevole? Pareva che gli avessi offerto il disonore. M'ha minacciato di regalar il calice al Museo, di disseccare il negozio e di andarsi a stabilire in America… Paolo poi, che non è un minchione, protesta di non voler cedere alla prepotenza, e dichiara che farà metter il sequestro su quel calice che Girolamo non ha nessun diritto di regalare… A questo punto siamo, madama Varedo…, alle liti, ai sequestri, alla carta bollata… Tra fratelli!
In altri tempi le emozioni della signora Marianna si manifestavano coi movimenti convulsivi del pennacchio, adesso il pennacchio essendo scomparso, la buona donna si portò il fazzoletto agli occhi e lasciò scorrer le sue lacrime.
—E anche Eugenio è in lite?—chiese Diana.
—No, no. Eugenio anzi si dispera di queste discordie… Ma in fondo egli parteggia per Girolamo… e così non dice una parola per appianar le cose… E sì ch'egli potrebbe far molto, perchè Girolamo ha un debole per lui, e gli dà assai più retta che a me… Tutti, tutti sono ingiusti con Paolo—singhiozzò la signora Marianna;—non capiscono che i grandi artisti non vanno giudicati alla stregua comune… Devo aiutarlo io di nascosto, il mio Paolo… Guai se Girolamo sapesse che mi privo di tutto, che non mi faccio un vestito nuovo, per passare qualche cosa ogni mese a quella famiglia lì….
E la Bardelli finì il suo sproloquio supplicando la signora Varedo di esercitar la sua influenza perchè Eugenio, che l'ascoltava come un oracolo, persuadesse Girolamo a non metter Paolo alla disperazione… Di Paolo, ancora per tre o quattro giorni, rispondeva lei.
Diana cercò in tutti i modi di schermirsi dall'ingrato ufficio. E ch'erano affari delicati nei quali l'ingerenza degli estranei faceva più male che bene, e che lo stesso Eugenio, non parlandogliene ancora, aveva mostrato di non voler portare in piazza questo dissidio domestico, e ch'ella, Diana, angustiata com'era per la sua bambina, non sarebbe stata un'abile negoziatrice. Ma la signora Marianna insisteva tanto che l'altra si lasciò strappare una vaga promessa. Se le veniva la palla al balzo, se i discorsi di Eugenio gliene porgevano il destro, ell'avrebbe parlato.