Appena l'uscio si fu richiuso dietro Bardelli, Diana, come esausta di forze, si abbandonò sulla sedia e si coperse il viso colle mani. Le pareva d'uscire da un sogno. Era possibile? Eugenio Bardelli, il giovine goffo, impacciato, dall'aspetto d'adolescente, ch'ella, a Torino, era usa a vedere ogni giorno e a trattare con la dimestichezza d'uno di famiglia, il piccolo Bardelli le aveva fatto una dichiarazione d'amore? A lei che non aveva da rimproverarsi la più innocente civetteria con nessuno, a lei per cui la donna galante era un fenomeno incomprensibile? Ed ecco che ora un'amicizia di oltre tre anni era rotta per sempre e Bardelli non sarebbe entrato più in casa!… Oh, egli aveva ben compreso che non poteva rientrarvi, e Diana gli era riconoscente di essersi licenziato da sè… E pure, a pensare ch'egli non sarebbe venuto nè quella sera, nè il dì appresso, nè mai, ch'egli non avrebbe mai ripreso in collo Bebè a cui voleva tanto bene, ella provava una pena, uno strazio!… E l'assaliva il dubbio d'esser stata troppo rigida, troppo impassibile, e la crucciava il rimorso di non aver saputo fermar sul labbro dell'imprudente ragazzo le frasi irrevocabili… Se subito, assumendo verso di lui non già l'aria d'una regina offesa ma quella d'una sorella maggiore, ella lo avesse richiamato al senso della realtà, forse egli si sarebbe ravveduto in tempo, forse…
Diana scattò dalla seggiola, si mise a passeggiar su e giù per la stanza.
No, a nulla avrebbero approdato le sue ammonizioni; no, quand'anche Bardelli non avesse detto tutto ciò che aveva nell'animo, la condizione delle cose non sarebbe stata diversa, e l'incendio nascosto non sarebbe stato meno pericoloso. La dichiarazione Bardelli gliel'aveva fatta prima ancora di parlare, quand'egli, afferrandole con impeto la mano, l'aveva coperta di baci. Diana li sentiva quei baci, come una bruciatura acuta, sul dorso della sua mano bianca, sentiva in tutta la persona, il calore dell'atmosfera di fuoco che l'aveva investita. Ben è insidioso e maligno l'amore se, pur non diviso, turba così. E in questo turbamento, troppo comprensibile in lei che udiva per la prima volta il linguaggio della passione, Diana trovava una scusa alla propria severità. Oggi, non mai, era il caso d'invocar quel dovere, che, in bocca di suo marito, le suonava da un pezzo come una parola vana, ma ch'ella non aveva cessato un istante di considerar legge suprema della vita. Sì, ella doveva condursi come s'era condotta, doveva stare in guardia contro ogni debolezza improvvida, contro ogni indulgenza funesta.
Mentre per la disposizione, insita in noi, di esagerar l'importanza di ciò che ci accade, Diana ingrandiva la sua facil vittoria, e il povero Eugenio Bardelli prendeva a' suoi occhi le forme d'un seduttore temibile, spuntava nel suo animo e si mesceva alle impressioni dolorose, inavvertito forse, non confessato certo, un sentimento diverso, quasi un risveglio di femminilità, quasi una compiacenza segreta d'aver potuto inspirare un palpito, un desiderio, una simpatia che non avesse i soli caratteri della rispettosa amicizia.
Ah, se Alberto sapesse! Ma Alberto non avrebbe saputo. Ella non gli avrebbe dato un comodo pretesto di non occuparsi più affatto di quell'infelice Bardelli, il quale, adesso sopra tutto, aveva la necessità imprescindibile di ottenere un impiego… Senza dubbio, Alberto, tornando a Torino, si sarebbe maravigliato di non aver tra i piedi il suo fido satellite, ma, come sogliono gli uomini pieni d'affari, egli avrebbe accettato per buona moneta qualunque pretesto.
Intanto la posta di quella sera recava a Diana nuove emozioni e nuove sorprese.
«—Mi son decisa a venir a passar teco qualche settimana—le scriveva sua madre da Venezia—e spero che Gustavo mi accompagni. Mi par mill'anni d'abbracciar te e la bambina le cui condizioni non buone di salute mi affliggono».
E subito dopo la signora Valeria soggiungeva:—«Sono tutta sossopra per la morte (dopo due giorni di malattia; una pneumonite acuta) d'una mia carissima amica, l'Adelaide Nocera. Tu le facevi il viso dell'arme, e io non pretendo che fosse una donna perfetta; ma era così buona, così intelligente e vivace! E aveva il segreto della eterna giovinezza. A quarantacinque anni ne mostrava poco più di trenta… Anche adesso, composta nel suo letto, se tu la vedessi!… L'abbiamo assistita, Gustavo ed io… Povero Gustavo che l'amava tanto, da tanto tempo, che affrettava col desiderio il momento di darle il suo nome!… Povero Gustavo!… In che stato è ridotto!… È per questo che lo voglio portar via da Venezia… Andrà a Parigi, andrà a Londra… Domani ci sono i funerali… Partiremo doman l'altro mattina, telegrafandoti…
«Non badare alla sconnessione di questa lettera. Io domando ancora a me stessa: È vero, o non è vero?… L'Adelaide, qualche ora prima di morire, ha nominato anche te.—Credo—ella mi diceva—che Diana avrebbe finito col volermi bene…».
Nelle condizioni d'animo in cui Diana si trovava, l'annunzio datole da sua madre le fece una impressione immensa. Sì certo, ell'aveva sempre resistito al fascino che l'Adelaide Nocera esercitava su quanti l'avvicinavano, ell'aveva sempre giudicata con severità quella donna briosa e leggiadra, che, vivente il marito, aveva una tresca palese e alla quale la voce pubblica attribuiva, almeno in passato, altre galanterie. Ma, tra perchè alcune sue idee andavano a mano a mano modificandosi, tra perchè l'Adelaide, ormai vedova, sarebbe diventata presto sua zia, Diana non aspettava che un'occasione per riannodare i suoi rapporti con lei. Non le aveva parlato più dopo la sera di quella scena breve e violenta, al Lido, tra lo zio Gustavo ed Alberto, (eran quasi tre anni!) e le sembrava ancora vederla ritta, immobile, con le mani dietro la schiena, col dorso appoggiato al parapetto della terrazza, la piccola testa ed il busto spiccanti in ombra sul nitido azzurro del cielo ove sorgeva alta la luna… Ah, nella memoria di Diana riviveva, minuto per minuto, quella sera, in cui, provvida diversione allo scandalo minacciato, il suo repentino malessere aveva attratto la curiosità dei presenti, ed ella, per segni non dubbi, s'accorgeva d'esser madre… Così un intimo, misterioso legame univa il suo ultimo incontro con l'Adelaide alla nascita di Bebè… E oggi l'Adelaide, l'immagine della forza e della salute, era morta, e Bebè era tanto gracile, tanto pallida, tanto debole!