Diana scacciò da sè con un grido le terribili suggestioni di queste coincidenze fortuite, corse dalla bimba, la prese sulle ginocchia, la baciò e ribaciò, le disse che domani sarebbe venuta la nonna… Non se la ricordava la nonna Valeria, che la faceva giocar l'estate scorsa a Belgirate, sul lago… dove c'era il piccolo battello con la banderuola azzurra, e c'era Cinci, il cane dell'ortolano….?

Bau, bau —fece la piccina.

Sicuro, bau, bau … Ma adesso bisognava accoglier bene la nonna che si moveva apposta per abbracciar la sua bimbetta, e chi sa che belle cose le avrebbe portate da Venezia….

—Nonna—ripetè Bebè, senza entusiasmo, e piuttosto perch'era avvezza a sentirla nominare che perchè ne conservasse, dopo un anno, l'immagine chiara e distinta.

Diana invece pensava con infinita tenerezza, con riconoscenza infinita alla sua mamma che cercava un conforto al proprio dolore venendo a star qualche tempo con lei; ne magnificava in cuor suo la bontà operosa, lo spirito equilibrato, il consiglio sicuro… Ah com'era provvidenziale questo arrivo della mamma, in questo momento, come avrebbe potuto giovare anche a Bebè!… E il povero zio Gustavo, chi sa se si sarebbe trattenuto almeno un pajo di giorni a Torino?… A ogni modo, col solo venirci, egli mostrava di volersi riconciliare appieno con lei… Ah sì, sì; troppo era stato penoso, troppo a lungo era durato il dissidio, troppo era triste che occorresse una sventura per porvi termine.

Nella sua impazienza di far giungere a' suoi cari una parola d'affetto, Diana buttò giù due righe di telegramma alla signora Valeria:

Profondamente commossa, vi aspetto a braccia aperte.

E firmava. Ma non le parve d'aver detto a bastanza, ed aggiunse: I vostri lutti sono i miei lutti. Dì allo zio Gustavo che soffro con lui.

—Al telegrafo, subito, con questo dispaccio—ell'ordinò alla Luisa.

—Signora—obbiettò la cameriera che adempiva anche agli uffici di cuoca;—com'è possibile?… Ho l'arrosto… Se andasse l'Irene?