Ora l'incubo tremendo l'era levato di dosso… Non era Eugenio, era Girolamo…

E il professor Sali riferiva a Diana ciò ch'egli aveva raccolto sul triste avvenimento.

Girolamo Bardelli s'era recato quella mattina per tempissimo nella sua bottega (appunto la bottega sotto i Portici, a guardia della quale stavano adesso i carabinieri) e vi si era chiuso dentro col suo garzone apprendista per finire un'opera di cesello che gli premeva. Arrivati alle sette i lavoranti, egli s'era ritirato nella retrobottega a scrivere una lettera a suo fratello Eugenio che poi aveva consegnata al ragazzo con l'incarico di recapitarla. Verso le otto, uno dei giovani gli aveva chiesto se dovesse aprir la bottega ed egli aveva risposto che aprisse pure. Di lì a qualche minuto s'intese un tonfo ed un rantolo. Gli accorsi al rumore non trovarono che un cadavere. Una boccettina di cianuro di potassio era, vuota, sul tavolino.

Con un gesto di ribrezzo, Diana accennò a volersi alzare.

—Tornerei a casa—ella balbettò.

—L'accompagno io, diamine—disse il professore.—Ma è meglio aspettare ancora… è meglio che si rinfranchi di più… E poi…

Di fuori s'udiva il sordo mormorio ch'è proprio della folla la quale speri d'esser finalmente ricompensata d'una lunga attesa.

—Lo portano via—sussurrò uno dei camerieri.

Lo portavano via in fatti, dopo le constatazioni di legge, sopra una barella dell'ospedale; ma dal caffè non si vedeva nulla, non si vedeva che la schiena dei curiosi assiepati sotto le arcate e guardanti verso la strada.

Passato che fu il triste corteo, la gente si disperse alquanto delusa.