E forse non si sarebbe potuta reggere senza l'aiuto del professore Sali, della facoltà di lettere, che passava in quel momento, avviato all'Università.
—Signora Varedo—egli disse offrendole il braccio,—non stia in questa baraonda….
La tirò fuori della folla e fattala entrare nel Caffè di Parigi ordinò al tavoleggiante di portarle un bicchierino di cognac.
—Certe cose producono una penosa impressione a tutti—egli soggiunse.—Figuriamoci poi a loro signore che sono più delicate.
Finalmente Diana potè articolar la domanda tanto naturale che non le voleva uscir dal labbro.
—Ma scusi, professore… quale dei Bardelli è?
—Come? Non lo sa?—replicò il Sali con accento di meraviglia.—È l'orefice… Il nome non lo ricordo…
—Ah!… È l'orefice?—ripetè Diana. E un po' di sangue tornò sulle sue guance scolorite, e la sua fisonomia contratta andò a grado a grado ricomponendosi.
Così è. Quando a un male temuto se ne sostituisce un altro che sia o ci appaja minore, noi sulle prime non proviamo che un senso di liberazione; lieti che una determinata cosa non sia avvenuta, ci accorgeremo solo più tardi della gravità di quella che avviene in sua vece.
Diana, pur dianzi, a udir pronunciato il nome di Bardelli, era corsa immediatamente col pensiero ad Eugenio, e non dubitando che il suicida fosse lui aveva creduto scoprire un'intima connessione fra questa tragedia e la scena di ieri. Per colpa di lei dunque quell'uomo s'era tolto la vita? Ed ella avrebbe sempre quel rimorso nel cuore, avrebbe sempre quell'immagine negli occhi!