Per un calice.
La mattina dopo, Diana, uscita di casa sola per far qualche spesa, trovò a pochi passi dalla sua porta cinque o sei individui che, fermi sul marciapiede, parevano discutere animatamente. Mentre essi si ristringevano per farle posto ella colse una frase:—Peccato! Era un fior di galantuomo.
Proseguendo nel suo cammino, s'imbattè in due popolane una delle quali diceva all'altra:
—Non c'è più timor di Dio. Ecco perchè succedono ogni momento di queste brutte cose.
In fine, nello sboccare in Piazza Castello, la Varedo udì queste parole che un fiaccheraio, dall'alto del suo cassetto, slanciava a un compagno:—S'è avvelenato col cianuro di potassio.
Dunque si trattava d'un suicidio accaduto da poco, e se tutti quanti ne discorrevano doveva trattarsi del suicidio di persona ben nota. Chi era mai?
In preda a una vaga inquietudine, Diana girò gli occhi intorno in cerca d'un conoscente a cui chieder notizie. Non ne vide alcuno, non osò interrogare gli estranei, e tirò innanzi voltando dalla parte dei portici di Po.
Ma, inconsciamente, ella s'era avvicinata al luogo della catastrofe, e notò subito un fermarsi e sciogliersi di capannelli sotto le arcate, sulla soglia dei negozi, e un affrettarsi di curiosi verso un punto ove molta gente era già agglomerata e ove sulla massa confusa di teste spiccava un pennacchio di carabiniere.
—Povero Bardelli!—esclamò qualcheduno.
Diana credette che le mancasse il terreno sotto i piedi. Bardelli! Avevano proprio detto Bardelli?