Timido, peritoso, Eugenio Bardelli la seguì sul pianerottolo. Non osava alzar gli occhi verso di lei, non osava formular la domanda che meglio avrebbe espresso il suo pensiero:—Mi ha perdonato?

Chiese invece, e gli parve una grande audacia:—Come sta Bebè?

—Così… Non come vorrei—sospirò Diana. E soggiunse:—Quando sarà più tranquillo, venga a vederla.

La fisonomia contraffatta del giovine professore si trasfigurò per un istante; per un istante egli scordò le sue pene, la tragedia domestica, le angustie dell'avvenire… Ella gli riapriva la sua porta, ella consentiva a gettare un velo d'oblìo sul passato…

—Grazie, grazie…

E Bardelli avrebbe voluto accompagnar Diana almeno fin giù delle scale, manifestarle la sua immensa gratitudine.

Ella lo fermò con un gesto.—No… La sua mamma l'aspetta.

Non gli lasciò tempo di replicare e si dileguò, rapidissima.

Ma, nel frastuono della strada, il vigore fittizio che l'aveva sostenuta fino allora l'abbandonò ad un tratto per dar luogo ad un senso di smarrimento e di prostrazione, ed ella si affrettò ad accettare l'offerta d'un fiaccheraio che, agitando la frusta e rallentando la corsa, le passò vicino con la sua vettura.

A casa, a casa! Già troppe ore n'era stata lontana in quel giorno, troppe ore era stata lontana dalla sua bambina… E quante emozioni da ieri in poi! E che soffio di tempesta aveva traversato la sua vita uguale, opaca, monotona!