Era un quartierino modesto e tranquillo, in Via della Zecca, ceduto a Varedo insieme a gran parte della mobilia da un collega dell'Università che per ragioni domestiche aveva abbandonato l'insegnamento e s'era ritirato in campagna. Solo una camera Diana aveva voluto arredar tutta di nuovo secondo il gusto suo, ed era la camera destinata ai forestieri, i quali però, nel pensiero di lei, non dovevano esser che la sua mamma e lo zio Gustavo.

—Per mia sorella va egregiamente—disse l'ingegnere quando la nipote ve lo accompagnò,—per, me è troppo; Non avevi un bugigattolo dove mettermi? Sai ch'io ho abitudini quasi spartane.

—Se tu fossi venuto con la mamma—rispose Diana—certo che non mi sarebbe stato possibile d'accomodarti bene, e forse avrei dovuto lasciarti andare all'albergo… Ma poichè sei qui solo e sei il primo che venga a farmi una visita (ella sottolineò la parola primo ) voglio offrirti il meglio che ho.

Ella accennò ad andarsene.—T'aspetto nella stanza vicina, ch'è il nostro salotto da pranzo.

—Vengo con te. Mi fai vedere tutto l'appartamento.

Diana si mise a ridere.—È presto fatto. Ma non prendi prima qualche cosa?

—Senti, ho pranzato benissimo alla stazione di Milano, e non ho bisogno di nulla.

—Una tazza di brodo?

—No, grazie… Prendete il the voi altri la sera?

—Sì.