—Ebbene, lo prenderò con voi quando sarà tornato a casa tuo marito.
—Come credi.
Diana condusse lo zio nella camera nuziale, nello studio di Varedo, e in quello che doveva essere il salotto da ricevere, ma che in realtà non era che un'appendice dello studio, ingombro di libri e di carte. E dei libri ce n'erano da per tutto, perfino nel gabinetto da toilette degli sposi. Fu anzi lì, presso lo specchio davanti al quale Diana si pettinava, che l'ingegnere gettò l'occhio sopra un opuscolo legato in pergamena con fregi d'oro.
—Che roba è questa?—egli chiese.
—Tò, non lo conosci?—esclamò ella alquanto maravigliata.—Ce n'è una copia anche dalla mamma… senza la dedica però, che fu fatta stampare apposta per me.
Ed ella porse allo zio il libricciuolo.
—Adesso vedo—disse l'ingegnere Aldini.—È la conferenza di Varedo sul dovere.
—Sì… Guarda alla prima pagina.
— Alla mia Diana il giorno delle nostre nozze —lesse lo zio Gustavo.
Diana spiegò:—È stata una sorpresa. Ho trovato il libro nella mia borsa da viaggio… Non ne sapevi nulla?