—E crede che noi ne abbiamo dell'appetito?—replicò Alberto, seccato che altri manifestasse un dolore più forte del suo.—Si prende un boccone per tenersi ritti.
E tra due cucchiaiate di minestra egli cominciò lo spoglio della sua corrispondenza. I semplici biglietti da visita li metteva da parte, senza nemmeno guardarli. E metteva insieme con quelli le lettere e i dispacci che portavano soltanto parole di condoglianza.
—A tutti questi signori converrà spedir le nostre carte di ringraziamento. Se ne incaricherà lei, Bardelli, con comodo…
A Varedo bastarono pochi minuti per prender conoscenza di quella massa di roba. Ciò che gli premeva di più non c'era. San Giustino gli aveva bensì telegrafato la sera innanzi informandolo dell'incarico ufficiale avuto dal Re, ma se l'era cavata con lo stretto necessario, aggiungendo: Il resto a domani. Ora il nostro onorevole aveva sperato di trovar una lettera o un lungo telegramma del capo del futuro Gabinetto, e benchè il ritardo non avesse nulla di strano, gli pesava d'esser rimasto deluso… Cercò quindi nervosamente, dispettosamente le notizie della crisi nei giornali della mattina, arrabbiandosi delle contraddizioni e delle assurdità che vi riscontrava. Tutti avevano le loro informazioni da ottima fonte, tutti ammannivano ai lettori una lista ministeriale diversamente combinata; non tanto pei nomi che, su per giù, eran gli stessi quanto per la distribuzione dei portafogli.
Al professore scappava la pazienza.
—Oh che balordi! Anche questi qui, come Cataldo, vogliono assegnare l'istruzione a Sardi Gallese…. Si starebbe freschi…. E questi altri che danno il tesoro a Modica!… L'agricoltura e commercio, forse… O le poste….
Erano brevi monologhi che Varedo borbottava per conto suo. Gustavo Aldini era fuori nell'andito, sollecitato dalla cameriera di sbarazzarla di certi importuni che pretendevano la mancia per uffici prestati durante i funerali; Bardelli seduto davanti al suo piatto vuoto, girava gli occhi intorno a guisa d'uomo che non sa se dorma o sia desto. Gli usci, tranne quello che dava nell'andito, erano spalancati, ed egli spingeva lo sguardo or a destra ed ora a sinistra nelle note stanze di dove non gli sarebbe più venuta incontro Bebè, dove non avrebbe più visto Diana.—Addio, Bardelli—gli aveva detto Diana quella mattina.—Grazie di quello che ha fatto per noi… E che il Signore la ricompensi….—Pochi minuti dopo, mentre il corteo si moveva, egli aveva creduto scorgere per un istante il bianco viso di lei alla finestra, fra gl'interstizi di due cortine… E adesso ell'era partita per non tornare, come non tornava Bebè…. La bambina adorabile che lo aveva amato, la donna angelica che lo aveva assolto, le due dolci creature che avevano brillato, luci benefiche, nel grigio orizzonte della sua vita, s'erano dileguate per sempre. Ogni cosa qui parlava di loro, ogni cosa ricordava la loro presenza, ogni rumore evocava il suono dei loro passi, delle loro voci; ma esse non c'erano… Una sola persona pareva indifferente a tanta miseria, ed era il capo di quella famiglia distrutta… Ambizione e vanità, ecco i moventi unici dell'uomo ch'egli, Bardelli, aveva ciecamente ammirato… No, egli non poteva aver più nulla di comune con lui… Poteva ubbidire oggi ai suoi cenni, poteva prestargli ancora per qualche giorno l'opera sua (e forse lo attirava con un fascino triste e invincibile la casa piena di memorie) ma invocarne, ma accettarne i favori, non mai.
—E ora—disse Varedo avviandosi—venga di là con me.
—Alberto, Alberto!—chiamò l'ingegnere Aldini che rientrava nel salotto da pranzo, seguito dalla bambinaia.—C'è l'Irene.
La ragazza s'avvicinò asciugandosi gli occhi col grembiule.