Tornavano a bisticciarsi così, come una volta, pur provando un gusto immenso ad essere insieme.
Un giorno, in Via di Po, furono fermati da una vecchietta piccolina, svelta, asciutta, vestita di scuro, con un cappellino di forma vetusta, sormontato da un pennacchio nero.
Diana fece la presentazione. E spiegò allo zio.—La signora Marianna Bardelli è madre di quel dottore Eugenio Bardelli che hai conosciuto da noi.
Il pennacchio nero si agitò ripetutamente in segno di simpatia.—Lo sapeva da Eugenio che era qui lo zio della madama… Eugenio mi discorre sempre di loro… Lo colmano di gentilezze il mio figliuolo.
—Dica piuttosto ch'egli è troppo buono con noi e che noi siamo troppo indiscreti.
A sentir questa enormità il pennacchio nero parve assalito dalle convulsioni.—Signora Diana, signora Diana, per amor del cielo! Il mio Eugenio non si sdebiterà mai col signor professore che lo ha incoraggiato ne' suoi studi e che continuerà ad aiutarlo…. Perchè è pieno d'intelligenza, ma è timido, Eugenio, non sa farsi valere, e se non c'è chi gli dia la spinta…
—Eh non si lagni—interruppe Diana.—Lei è stata fortunata co' suoi figliuoli…
—Questo sì, questo sì…. Anche Paolo…. Andavo appunto da lui, nel suo studio…. a un passo di qui, alla svolta di Via Montebello…. Paolo aspetta sempre una visita della signora Diana.
—È vero.
Diana interrogò con lo sguardo lo zio, e a un cenno affermativo di lui disse alla signora Bardelli:—Se la facessimo adesso la visita?