La signora Marianna uscì con loro; doveva passare dal suo terzo figliuolo, che, viceversa, era il primogenito, Girolamo, quello che teneva bottega d'orefice sotto i portici di Po. Non aveva l'ingegno de' suoi fratelli, Girolamo, ma era maestro nella sua arte, e alla morte del padre aveva assunto la direzione del negozio che, grazie a Dio, continuava a prosperare abbastanza… Ed era buono, laborioso, onesto, economo… Amministrava lui il modesto patrimonio, e per sè non consumava nulla…. dava tutto in casa, per la madre, per i fratelli.

Diana Varedo conosceva già questo Girolamo Bardelli ch'era nel suo genere un finissimo artista; ora volle farlo conoscere allo zio. Così ella manteneva la sua promessa di presentargli l'intera famiglia.

—Che onore, che onore!—andava esclamando lungo la strada la vecchia Bardelli. E agitava le braccia e scoteva la testa, tantochè il pennacchio nero del suo cappellino tremolava come la cima d'un pioppo in un giorno ventoso.

Nella bottega modesta d'aspetto, benchè le vetrine e le scansie e la cassaforte accogliessero oggetti di raro pregio, Girolamo Bardelli, curvo sul suo banco, attendeva a uno di quei sottili lavori d'oreficeria che i grandi artisti del Rinascimento non reputavano indegno di loro. Una lampada ad alcool che gli ardeva vicino mandava una luce azzurrognola sulla sua faccia pallida e sulle sue dita scarne, annerite all'estremità; a portata della mano stavano lime e ceselli di varia forma e misura ch'egli prendeva alternativamente al tasto, senza levar gli occhi dall'opera sua.

—Girolamo, guarda chi c'è—gridò la madre, entrando con la solita vivacità.

—Piano, mamma, piano!—diss'egli. E alzò adagio la testa, dissimulando sotto un languido sorriso la noia che gli recava l'esser disturbato in quel momento.

La signora Bardelli tornò a discorrere dell'onore che la madama e suo zio avevano fatto a Paolo visitandone lo studio, dell'onore che facevano a lui, Girolamo, venendo adesso nella sua bottega, delle grandi benemerenze che il professore Varedo aveva acquistate verso il loro Eugenio fornendolo di libri e di consigli e interessandosi pel suo avvenire. Bisognava che anch'egli, Girolamo, ch'era il capo della casa, ringraziasse la signora.

—Sicuro—balbettava l'orefice.—Anzi….

S'era ritto in piedi, rosso, confuso, con un'aria di gatto spaurito che cerca il modo di sguisciar via.

Poi le maniere affabili di Diana e dell'ingegnere lo rinfrancarono, ed egli parlò semplice e modesto di sè e dell'arte sua mostrando alcuni de' suoi ultimi lavori condotti con isquisita finitezza, e schermendosi dagli elogi col dire ch'erano imitazioni dall'antico.