—Imitazioni che possono stare a petto degli originali—notò Gustavo Aldini.
Girolamo Bardelli negò risolutamente.—No, signor ingegnere, scusi…. Agli antichi non s'arriva.
Tirò fuori dalla cassaforte un calice d'argento dorato del cinquecento la cui sottocoppa era formata da sei busti d'angeli ad ali aperte sostenenti tralci e grappoli di vite, e si fermò con infinita compiacenza, quasi con tenerezza, a rilevarne i pregi a uno a uno.—Certo quegli uomini del cinquecento—egli diceva—avevano l'occhio più acuto, la mano più sicura di noi… E che fioritura inesauribile di fantasia! Guardi, signora, quegli archetti ogivali che formano le nicchie del nodo. E, nelle nicchie, quegli altri sei angioli con gli strumenti della Passione!
—Questo calice—raccontò la signora Marianna—mio marito buon'anima l'ebbe per poco a un incanto… Poteva rivenderlo per una somma venti volte maggiore, e non volle… Anche Girolamo avrebbe avuto più d'una occasione…
—Non lo si vende—dichiarò in tono reciso l'orefice. Indi soggiunse:—Perchè lo si venderebbe? La bottega è bene avviata e ci basta… Col tempo i fratelli guadagneranno anche loro…
A questo proposito la vecchia Bardelli ricordò il figliuolo che urgeva rimettere un'imposta nello studio di Paolo.
—Ho già dato l'ordine—rispose pronto Girolamo.
L'uscio della bottega s'aperse a mezzo, e una signora elegante insinuò la testa fra i due battenti.—Il mio fermaglio è pronto?
—Sissignora… Fin da questa mattina.
—Quel Bardelli è d'una puntualità!—ripigliò la signora avanzandosi verso il banco.