Diana e lo zio Gustavo, scambiatisi un'occhiata d'intelligenza e rinnovati i complimenti e i saluti, s'accommiatarono.

—È ancora presto per incontrarci con Alberto—osservò Diana.—Facciamo un giro per Dora Grossa.

—Come vuoi.

E s'avviarono chiacchierando.

Argomento della conversazione era la famiglia Bardelli. Per l'ingegnere Aldini, Girolamo valeva incomparabilmente meglio degli altri; Diana ne riconosceva i meriti, ma non trovava giusto di deprezzar i fratelli più giovani. E si accalorava a difenderli contro lo zio il quale pronosticava che non avrebbero cavato un ragno dal buco. A un tratto ella s'interruppe e domandò:—Perchè sorridi?

—Nulla. È una sciocchezza.

—Sentiamo.

—Effetti dell'ambiente. Senz'accorgermene, almanaccavo anch'io intorno al dovere.

—Cioè?

—Pensavo che il dovere somiglia un poco ai còmpiti di scuola. Questi còmpiti c'è chi non li fa, chi li fa soltanto per sè, e chi li fa per sè e pei compagni. Così il dovere. Io per esempio sono convinto che quel Girolamo Bardelli lo faccia per sè e per tutti della famiglia. Ed è uomo capace di non parlarne mai.