La signora Valeria, ordinariamente così calma, scattò infastidita.—Per lavorare e farti lavorare come un cane?… Ci vada lui nel posto quieto, e ti lasci per un mese qui a riprender lena…. Perchè, già non te lo nascondo, hai l'aria stanca, affaticata.

—Se dacchè sono a Venezia non faccio nulla!

—Sei da una settimana, e ci vuol altro!… No, abbi pazienza… È un sistema sbagliato. Le donne non son nate per logorarsi sui libri… E quando avrai figliuoli….

—Se ne avrò….

—Spero bene che ne avrai… E allora…

—Allora—disse pronta Diana—i figliuoli andranno in prima linea… Ma—ella soggiunse per mutar discorso—a che ora si dev'esser sulla terrazza?

—Basta alle sette, mi pare. A meno che tuo marito non anticipi e non venga a prenderci.

—No, egli sa che il pranzo è ordinato per le sette e mezzo. Non si farà aspettare ma non anticiperà.

—Il resto della comitiva—ripigliò la signora Valeria—si disponeva a partire da Venezia col vaporino delle 6.40.

—Mi dispiace—notò Diana—che la presenza dei Nocera sarà una sorpresa per Alberto.